Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Scissione totale: il fallimento della scissa cancellata dal registro imprese

Il Tribunale di Ivrea ha dichiarato, su istanza formulata dalla Procura, il fallimento di una s.p.a., società poi cancellata dal registro delle imprese, a seguito di scissione totale con patrimonio assegnato, rispettivamente, ad una s.r.l. e ad una s.p.a..

Veniva proposto reclamo dinanzi la Corte di Appello di Torino, poi respinto.

La Corte di Cassazione – confermando la sentenza di primo grado – ha chiarito, innanzitutto, che il tema della soggezione della società scissa alle procedure concorsuali attiene al piano dell’operatività dell’impresa e dei suoi rapporti coi terzi, contraenti e creditori rispetto ai quali la scissa è responsabile: la scissa, da una parte, e le società beneficiarie della scissione totale, dall’altra, infatti sono soggetti tra loro distinti.

Premesso che, come noto, ai sensi dell’art. 10 L.F. al primo comma “gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo”, è evidente, secondo la Corte, che – presupposto di applicazione dell’art. 10 L.F. – è, semplicemente, la cancellazione dell’imprenditore dal registro delle imprese, senza che a ciò debba seguire necessariamente anche la cessazione sul piano oggettivo della corrispondente attività di impresa.

Pertanto, la situazione della società di capitali scissa in caso di scissione totale ex art. 2506, terzo comma, c.c. è assimilabile a quella dell’imprenditore che abbia ceduto ad altri l’intera sua azienda, ragion per cui, laddove ricorrano i presupposti di cui alla norma fallimentare, la società scissa è anche in tal caso assoggettabile a quella procedura concorsuale.

La responsabilità delle società beneficiarie della scissione per i debiti propri della società scissa, che è sancita dalle norme dell’art. 2506 bis, comma 3c.c., e art. 2506 quater c.c., non vale infatti ad eliminare la responsabilità della società scissa anche in caso di sua scissione totale, in quanto l’esonero o la limitazione della responsabilità patrimoniale presuppongo, ex art. 2740, secondo comma, c.c., una espressa previsione normativa a corredo, ed altresì in quanto, in assenza di una responsabilità della scissa, potrebbe anche verificarsi il caso, data le limitate responsabilità delle beneficiarie contemplate dalle norme succitate, di debiti per cui nessuno venga più a rispondere illimitatamente”.

Né può in ogni caso essere considerato fattore di ostacolo alla dichiarazione di fallimento della società scissa il fatto che nessuno dei suoi creditori abbia formulato opposizione alla disaggregazione dell’ente ai sensi dell’art. 2506 ter c.c., comma 5 e dell’art. 2503 c.c.; ciò in quanto, lo strumento dell’opposizione dei creditori alla scissione è rimedio non “sostitutivo e necessario”, ma solo “aggiuntivo”.

I rilievi, che precedono, rendono anche manifesta l'”utilità” dell’assoggettamento a fallimento della società scissa, che i ricorrenti hanno contestato”.

Cass., Sez. I, 21 Febbraio 2020

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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