Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Scissione negativa: l’orientamento del Consiglio Notarile di Roma

Con due importanti massime di luglio 2016, il consiglio Notarile di Roma ha espresso il proprio orientamento in merito all’ammissibilità della c.d. scissione negativa, ovvero dell’operazione di scissione caratterizzata dall’assegnazione, alla società beneficiaria (o, eventualmente, alle beneficiarie) di valori patrimoniali negativi.

A tal riguardo vanno distinte due ipotesi: 1) il caso in cui il patrimonio assegnato ha valore contabile negativo, ma valore reale positivo; e 2) l’ipotesi di “scissione realmente negativa”, nella quale il patrimonio assegnato ha valore negativo, sia dal punto di vista contabile che dal punto di vista reale.

Quanto all’ipotesi sub 1), il Consiglio Notarile di Roma, in linea con l’orientamento prevalente, ritiene ammissibile la scissione negativa qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

  1. che sia intervenuta una rivalutazione del netto assegnato, ai valori correnti, sulla base di una perizia redatta ai sensi degli artt. 2343 o 2343 ter comma 2 b) cod. civ. (ovvero ai sensi dell’art. 2465 cod. civ. nel caso di S.r.l). In questo caso, la società beneficiaria potrebbe essere anche una Newco;
  2. che l’assegnazione sia fatta a favore di una beneficiaria preesistente il cui patrimonio netto presenti un saldo positivo idoneo ad assorbire il netto negativo assegnatole, senza dar luogo ad una delle situazioni di cui agli artt. 2447 o 2482 cod. civ.;
  3. che la scissione abbia scopo meramente liquidativo e sia posta in essere a favore di una società preesistente in stato di liquidazione, prevedendosi che la società beneficiaria rimanga in stato di liquidazione.

Nel caso di scissione “realmente negativa”, invece, le posizioni sono contrastanti. L’orientamento prevalente ne nega l’ammissibilità poiché, in tal caso, non potrebbe sussistere alcun rapporto di cambio, ritenuto elemento essenziale dell’operazione di scissione. In tal senso si sono espressi anche i giudici di legittimità, i quali hanno statuito che la scissione, mediante attribuzione del patrimonio negativo a una società beneficiaria di nuova costituzione, deve ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e conseguentemente non potrebbe aversi una distribuzione di partecipazioni (Cass. 20 novembre 2013, n. 26043).

Per il Consiglio Notarile di Roma, invece, la scissione mediante assegnazione di cespiti aventi valore contabile e reale negativi sarebbe legittima qualora:

  1. in caso di scissione parziale, si assegnino in concambio solo azioni o quote della scissa in favore dei soci della beneficiaria preesistente e non a favore dei soci della scissa, ovvero
  2. in caso di scissione totale, ai soci della beneficiaria preesistente vengano assegnate partecipazioni nelle altre beneficiarie, oppure
  3. non sia necessario procedere al concambio poiché a) la beneficiaria preesistente è titolare dell’intero capitale sociale della scissa ovvero b) le compagini sociali di scissa e beneficiaria preesistente sono identiche.

Va tuttavia precisato che, anche in questi casi, il patrimonio netto della beneficiaria preesistente dovrà essere in grado di assorbire il netto negativo assegnatole ovvero dovrà trattarsi di una scissione con scopo meramente liquidativo.

Massimo Trimboli m.trimboli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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