A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Scissione dell’impresa e azione revocatoria: dall’Europa con furore

La Corte UE interviene chiarendo la possibilità, per i creditori di un’impresa scissa, di utilizzare lo strumento della revocatoria pauliana al fine di tutelare i propri diritti.

Il Giudice del riesame stoppa tutto e rimette la questione alla Corte sovranazionale: i creditori di un’impresa, il cui diritto si è costituito prima della scissione, possono chiedere che l’operazione venga dichiarata inefficace nei loro confronti?

Il contesto normativo è tutt’altro che lineare, atteso che la Legge italiana deve necessariamente fare i conti con le prescrizioni della Direttiva Europea n. 82/891/CEE, finalizzata proprio a salvaguardare gli interessi dei creditori antecedenti alle operazioni societarie.

Da una parte, infatti, l’articolo 2503 c.c.  (introdotto proprio in applicazione dell’articolo 13 della direttiva), prevede che i creditori possano intervenire a tutela dei propri diritti mediante lo strumento dell’opposizione, entro il termine di sessanta giorni dall’adempimento dell’ultima formalità pubblicitaria prevista dall’articolo 2503bis, c.c. per gli atti di fusione e scissione.

D’altro canto, invece, la legislazione comunitaria nulla indica in merito all’operatività dell’azione revocatoria dell’articolo 2901, c.c., che consentirebbe di fa dichiarare la scissione inefficace dei loro confronti – senza tuttavia mandare a monte tutta l’operazione – per essere preferiti in sede esecutiva.

La questione sottoposta ai giudici europei è, quindi, relativa all’interpretazione dell’articolo 12 della Direttiva.

Più in particolare, ci si chiede se detta norma impedisca al creditore di incardinare azione revocatoria anche senza aver incardinato opposizione, ovvero lo strumento di tutela tipico, nell’ambito di fusioni e scissioni.

Ebbene, secondo la Corte, gli espedienti introdotti dai legislatori nazionali alla luce dall’articolo 12 della Direttiva, costituiscono solo un “livello minimo” di tutela e non devono, invece, essere intesi come una l’imitazione ad altri strumenti giuridici presenti negli ordinamenti dei vari stati membri.

I creditori anteriori, quindi, possono utilizzare, senza alcun dubbio, anche lo strumento della revocatoria ordinaria. Tanto più considerando che la norma Europea non impone alcuna preclusione a riguardo né che prima sia stata promossa l’opposizione.

Nessuna importanza, poi, viene attribuita al diverso trattamento che, così facendo, verrebbe accordato ai creditori anteriori rispetto ai creditori il cui diritto è sorto dopo l’operazione.

Sul punto, la Corte interviene derogando, di fatto, al principio della par condicio creditorum: “il sistema di tutela minima degli interessi dei creditori […] riguarda i creditori della società scissa e non quelli delle società di nuova costituzione o dei soci di queste ultime, le quali non esistevano prima della scissione. Peraltro […] la tutela può essere diversa per i creditori delle società di nuova costituzione e quelli della società scissa. L’articolo 12 della sesta direttiva non richiede dunque che la tutela dei creditori delle società di nuova costituzione prevista dagli Stati membri sia equivalente a quella dei creditori della società scissa”.

Insomma, conclude la Corte, l’articolo 12 della direttiva non osta in alcun modo a che, dopo la scissione, i creditori con diritto anteriore, che non abbiano utilizzato gli strumenti tipici di tutela, possano utilizzare la revocatoria affinché l’operazione sia dichiarata inefficace nei loro confronti e promuovere, quindi, procedure esecutive sui beni trasferiti alle nuove società.

La pronuncia conforterà di sicuro i creditori anteriori, che con ogni probabilità, accoglieranno con plauso la decisione della Corte, senza tralasciare anche il “lunghissimo” termine di prescrizione dell’azione revocatoria ordinaria: 5 anni per tutelare il proprio diritto.

Corte di Giustizia UE, 30 gennaio 2020. C-394/18

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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