I  presupposti della segnalazione in CR

A Roma la mora non sfora

Particolare interesse giuridico suscita la pronuncia n. 10160/2019 del Tribunale di Roma del 14 maggio scorso, e relativa ad una causa affidata allo Studio, con la quale il dott. Basile ha ribadito la rilevanza degli interessi di mora, ai fini del rilievo dell’usura. Tuttavia, con altrettanta chiarezza, ha altresì affermato l’impossibilità di raffrontare gli interessi moratori con il tasso soglia, basato sulle rilevazioni trimestrali dei decreti ministeriali, con riferimento ai soli interessi corrispettivi.

Nella specie, i mutuatari adivano il competente Tribunale per ottenere la declaratoria di gratuità del contratto di mutuo, a causa dell’asserita usura originaria del tasso di mora effettivo e, conseguentemente, il calcolo delle somme illegittimamente corrisposte all’Istituto di credito.

Il Giudice adito non disponeva alcuna attività istruttoria ed emetteva poi la sentenza in commento.

Il dott. Basile, sottolineata l’irrilevanza giuridica del tasso di mora effettivo, evidenzia gli orientamenti giurisprudenziali succedutisi sul tema, ripercorrendo la differente funzione tra interessi corrispettivi ed interessi moratori: “…i primi, costituenti il corrispettivo previsto per il godimento diretto di una somma di denaro, avuto riguardo alla normale produttività della moneta (cfr. Cass. 22 dicembre 2011, n. 28204), i secondi, rappresentanti una liquidazione anticipata, presuntiva e forfettaria del danno causato dall’inadempimento o dal ritardato adempimento di un’obbligazione pecuniaria.

Difatti, il tasso di mora ha un’autonoma funzione risarcitoria per il fatto, solo eventuale e imputabile al mutuatario, del mancato o del ritardato pagamento e la sua incidenza va rapportata al protrarsi ed alla gravità della inadempienza, del tutto diversa dalla funzione di remunerazione propria degli interessi corrispettivi.” Inoltre, secondo l’Organo giudicante, le due tipologie di interessi si differenziano anche per ciò che attiene la disciplina applicabile “…in quanto gli interessi moratori sono dovuti, a differenza di quelli corrispettivi, dal giorno della mora e a prescindere dalla prova del danno subito, ai sensi dell’art. 1224, primo comma, c.c., e vengono introdotti coattivamente ex lege, per il caso dell’inadempimento, anche in un rapporto contrattuale che non li abbia originariamente previsti, attesa la loro natura latamente punitiva.”

Pertanto, trattandosi, questi ultimi, “di oneri eventuali la cui debenza ed applicazione cadono solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente”, così concludeva: “A tal fine, va in ogni caso richiamata l’anzidetta impossibilità di comparare elementi tra di loro disomogenei: da una parte, gli interessi di mora convenzionalmente pattuiti, dall’altra, con il TEGM rilevato sulla media degli interessi corrispettivi praticati dagli intermediari finanziari abilitati.

Per cui, la verifica dell’eventuale usurarietà del tasso di mora va effettuata raffrontandolo con un TSU determinato previa maggiorazione del TEGM dei 2,1 punti percentuali rilevati dalla Banca d’Italia nell’ambito dei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, e poi aumentato della metà”.

La conseguenza delle differenti funzioni e disciplina applicabili agli interessi moratori rispetto ai corrispettivi, richiede l’applicazione della maggiorazione del 2,1% ai tassi rilevati trimestralmente e non consente il mero raffronto con il tasso soglia, ricavato dalle rilevazioni trimestrali dei decreti ministeriali.

Sulla base di tali assunti, il Giudice, verificata la non usurarietà del contratto di mutuo oggetto di causa, ha rigettato le domande attoree, condannando parte attrice al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Roma, 14 maggio 2019, n. 10160

Francesca Castelli – f.castelli@lascalaw.com

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