Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Ritrovata cassetta di sicurezza dopo la chiusura del fallimento

Di recente lo Studio ha affrontato il tema legato alle sorti della cassetta di sicurezza intestata a un soggetto dichiarato poi fallito e “rinvenuta” in epoca successiva alla chiusura del fallimento stesso.

A questo proposito, pare opportuno ricordare che, con riguardo al servizio bancario di cassetta di sicurezza , regolato dagli artt. 1839 e ss. del Codice Civile, la banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali nonché per l’integrità della cassetta.

L’eventuale fallimento del cassettista, inoltre, non determina l’automatico scioglimento del contratto ma fa subentrare allo stesso il curatore, il quale ne acquisisce tutti gli obblighi e i diritti compreso quello di recedere dal contratto.

In virtù del subentro del curatore, è obbligo del fallito consegnare le chiavi allo stesso e, in difetto di ciò, il curatore può richiedere al tribunale di disporre l’apertura forzata della cassetta.

Nel caso portato alla nostra attenzione, il cassettista era stato dichiarato fallito e la banca creditrice era stata ammessa al passivo del fallimento come da domanda.

Successivamente, il tribunale aveva chiuso il fallimento per mancanza d’attivo, ignorando l’esistenza della cassetta o, meglio, dell’eventuale contenuto della stessa.

Abbiamo dunque evidenziato come la banca, non avendo visto soddisfatto il proprio credito in sede concorsuale, avrebbe avuto il diritto di presentare istanza per la riapertura del fallimento, segnalando al tribunale l’esistenza della cassetta intestata al fallito. Con la precisazione che, in tale ipotesi, l’eventuale contenuto della cassetta sarebbe andato a costituire l’attivo fallimentare, da suddividere tra tutti i creditori, in ragione dei rispettivi ordini di prelazione.

Si è precisato poi che, sia in caso di inadempimento dei pagamenti da parte del cassettista sia nell’ipotesi in cui detto contratto fosse scaduto e l’utente non avesse riconsegnato la chiave, la banca avrebbe avuto il diritto di risolvere il rapporto e, previa intimazione all’intestatario e decorsi sei mesi dalla data della medesima, avrebbe potuto  chiedere  al tribunale l’autorizzazione ad aprire la cassetta.

Il tribunale, infatti, su istanza della banca, può ordinare la vendita degli oggetti rinvenuti fino al soddisfacimento di quanto è dovuto per canoni e spese.

Infine, abbiamo fatto presente alla banca che, in alternativa al deposito di un’istanza per la riapertura del fallimento, avrebbe potuto ottenere un titolo contro il soggetto fallito e procedere al pignoramento del contenuto della cassetta. In questo modo, ove non fossero  intervenuti altri creditori, alla banca sarebbe spettato l’intero contenuto della cassetta di sicurezza in questione.

13 giugno 2016

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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