Responsabilità Civile

Risponde anche il committente per l’infortunio al dipendente dell’appaltatore avvenuto nel suo cantiere

Cass., 31 maggio 2012, Sez. Lav. n. 8686

Massima: “In tema di infortuni sul lavoro, l’articolo 2087 Cc e l’articolo 7 del D.lgs. 19 settembre 1994 n. 626, che disciplina l’affidamento di lavori in appalto all’interno dell’azienda, prevedono l’obbligo per il committente, nella cui disponibilità permane l’ambiente di lavoro, di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità e la salute dei lavoratori, ancorché dipendenti dall’impresa appaltatrice, consistenti nell’informazione adeguata dei singoli lavoratori e non solo dell’appaltatrice, nella predisposizione di tutte le misure necessarie al raggiungimento dello scopo, nella cooperazione con l’appaltatrice per l’attuazione degli strumenti di protezione e prevenzione dei rischi connessi sia al luogo di lavoro sia all’attività appaltata, tanto più se caratterizzata dall’uso di macchinari pericolosi. Pertanto l’omissione di cautele da parte dei lavoratori non è idonea a escludere il nesso causale rispetto alla condotta colposa del committente che non abbia provveduto all’adozione di tutte le misure di prevenzione rese necessarie dalle condizioni concrete di svolgimento del lavoro, non essendo né imprevedibile né anomala una dimenticanza dei lavoratori nell’adozione di tutte le cautele necessarie, con conseguente esclusione, in tale ipotesi, del c.d. rischio elettivo, idoneo a interrompere il nesso causale ma ravvisabile solo quando l’attività non sia in rapporto con lo svolgimento del lavoro o sia esorbitante dai limiti di esso. ” (leggi la sentenza per esteso)

La recente sentenza n. 8686/12 della Corte di Cassazione ha rafforzato notevolmente la tutela del lavoratore, disciplinando in maniera più dettagliata, nonché rigorosa, la normativa in tema di responsabilità infortunistica relativa al settore degli appalti.

La pronuncia in questione, difatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la sentenza n. 762/2009, con la quale la Corte d’Appello di Genova ha riconfermato quanto sancito dal Tribunale ligure in relazione al giudizio proposto da un operaio nei confronti della ditta appaltatrice e del suo datore di lavoro.

I fatti di causa narrano che, il dipendente, intento ad eseguire lavori di saldatura su un grosso pezzo metallico, veniva da questo travolto, poiché trascinato da un gancio all’estremità della catena di un carroponte, privo del necessario dispositivo di chiusura che avrebbe, di certo, evitato il tragico evento.

La decisione del giudice di merito, successivamente corroborata da quella della Corte d’Appello, riconosceva all’operaio un notevole risarcimento danni e attribuiva una maggiore responsabilità in capo al committente per l’infortunio occorso al  dipendente dell’appaltatore.

La Sezione Lavoro della Suprema Corte ha, nello specifico, ribadito quanto già sostenuto dai giudici liguri, ovvero la palese violazione dell’art. 2087 c.c. – “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”-, imputando il 66% della responsabilità in capo al committente ed il 34% in capo al datore di lavoro; nessuna corresponsabilità, invece, veniva configurata nei confronti del lavoratore sia perché nessuno degli addebiti mossi veniva provato in sede in giudizio, sia perché la sua condotta risultava diligente e non imprevedibile rispetto al procedimento lavorativo, tipico di quel genere di attività.

Le motivazioni sottese a cotale decisione sono chiare: il committente, sebbene mero utilizzatore delle prestazioni  lavorative, è proprietario delle apparecchiature e dei locali ove si svolge l’attività, ne ha la disponibilità ed il diretto  controllo. Pertanto, la sua responsabilità è più grave rispetto a quella datore di lavoro, il quale ha solo il compito di garantire la sicurezza delle attrezzature utilizzate e dei luoghi di lavoro.

L’art. 7 d.lgs. 626/1994, difatti, stabilisce che, il datore di lavoro deve, in caso di affidamento dei lavori all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva, ad imprese appaltatrici, fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività, nonché coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori.

Concludendo, il committente è direttamente responsabile di eventuali infortuni occorsi ai lavoratori, anche se dipendenti dell’appaltatore, perché in qualità di proprietario dello stabilimento e dei macchinari utilizzati ha l’obbligo di predisporre tutte le misure atte a prevenire i rischi connessi sia al luogo di lavoro, sia all’attività appaltata, al fine di contribuire con il datore di lavoro alla tutela e alla sicurezza dei dipendenti.

(Tiziana Francolino – t.francolino@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Vado a stare da papà

Con l’ordinanza n. 27703/20, depositata il 3 dicembre, la Corte di Cassazione ha definito i limiti...

Responsabilità Civile

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a trattare il tema, sempre attuale, del...

Responsabilità Civile

Vado a stare da papà

Colui il quale lamenta di avere subito un danno, per ottenere il relativo risarcimento, deve provare...

Responsabilità Civile

X