La rivincita del promissario acquirente

Risolvo perché… ho scelto te

Nel contratto atipico di “vitalizio alimentare” le prestazioni a favore del vitaliziato possono essere eseguite, in difetto di diversa pattuizione, unicamente dal vitaliziante contrattualmente individuato e nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risoluzione del medesimo contratto, per inadempimento del vitaliziante, il vitaliziato deve soltanto provare la fonte negoziale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il vitaliziante è gravato dall’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’adempimento.

Lo ha precisato la Seconda Sezione civile della Corte di Cassazione, nella recentissima ordinanza n. 1080/2020, depositata il 20 gennaio.

Nel caso di specie una signora aveva chiesto al Tribunale competente di dichiarare la risoluzione del contratto atipico di vitalizio assistenziale stipulato con la nipote per l’inadempimento di quest’ultima ai propri obblighi di assistenza morale e materiale. Dal canto suo la nipote si era difesa asserendo che l’assistenza era stata comunque prestata dalla madre, figlia dell’attrice.

La domanda, accolta in primo grado dal Tribunale competente, era stata rigettata dalla Corte d’appello proprio sulla base dell’accertata sostituzione intervenuta tra la madre e la figlia nel corso del rapporto contrattuale. In particolare, a detta della Corte d’appello competente, il fatto che l’assistenza fosse stata prestata dalla figlia della signora, madre dell’obbligata, escludeva che vi fosse stato inadempimento.

Richiamando i pregressi orientamenti giurisprudenziali, la Cassazione ha invece sottolineato come nel contratto atipico di vitalizio  assistenziale la sostituzione di un soggetto con un altro, nello svolgimento delle prestazioni di assistenza, “si ponga in contrasto con il principio dell’infungibilità del vitaliziante, derivante dalla natura di contratto intuitu personae”.

In particolare, ha evidenziato la Cassazione, la natura accentuatamente spirituale delle prestazioni a favore del vitaliziato, esclude che, in assenza di deroga convenzionalmente pattuita tra le parti,  il vitaliziante specificamente individuato alle luce delle proprie qualità personali, possa individuarne un altro a sua discrezione.

Quanto all’onere della prova, sul tema la Cassazione ha colto l’occasione per specificare che “ove il beneficiario delle prestazioni assistenziali, costituenti il corrispettivo della cessione dell’immobile, agisca per la risoluzione contrattuale, egli deve soltanto provare la fonte negoziale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa costituito dall’avvenuto adempimento”.

Sulla scorta dei principi di diritto richiamati, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, invitando la Corte d’appello competente, in diversa composizione, a ritornare sulla questione.

Cass., Sez. II, Ord, 20 gennaio 2020, n. 1080

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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