Crisi e procedure concorsuali

Risoluzione concordato con cessione dei beni

In caso di inadempimento, il creditore di un concordato liquidatorio con cessione dei beni può chiedere la risoluzione dello stesso

E’ quanto affermato nella sentenza del 3 febbraio 2016, n. 9 con cui il Tribunale di Rovigo ha accolto la domanda di risoluzione di un concordato liquidatorio presentata da un creditore chirografario rimasto insoddisfatto.

I giudici di prime cure, infatti, con la sentenza in parola, hanno chiarito quando si configuri un inadempimento legittimante la richiesta risolutoria.

Nel concordato con cessione dei beni, quale è quello in esame, si tende ad escludere la sussistenza di inadempimento allorché il proponente abbia messo a disposizione dei creditori il proprio patrimonio, indicando le possibili percentuali di soddisfazione, sulla base dei crediti attestati.

In tali ipotesi, dunque, la corretta informazione dei creditori e la sussistenza delle qualità indicate nei beni messi in liquidazione sembrerebbe impedire la possibilità di configurare un inadempimento, allorché dalla vendita dei beni non fosse ricavato l’importo previsto.

D’altronde, data la natura negoziale del concordato, purché vi sia coincidenza tra le attività di liquidazione poste in essere e il contenuto della proposta concordataria oggetto di valutazione e votazione, si tende ad escludere che vi sia un inadempimento.

Viceversa se l’imprenditore non garantisce una percentuale minima ai creditori, vi sarà inadempimento solo in quanto questi non abbia eseguito le attività indicate nel piano o posto in liquidazione i beni.

Tuttavia, tali considerazioni non possono prescindere da quella che è la funzione del concordato, ossia soddisfare i creditori, sicché quale che sia il contenuto della proposta concordataria, implicitamente vi è l’obbligo di soddisfare i creditori chirografari in qualche misura.

Ebbene, in virtù dei suesposti rilievi, posto che, nel caso in esame, la proposta concordataria non è risultata in grado di soddisfare la massa creditoria chirografaria, oltre a non trovare integrale soddisfazione nemmeno quella ipotecaria, accertato il grave inadempimento, il Tribunale non ha potuto che propendere per l’accoglimento della domanda di risoluzione, sebbene non decorso il termine di 36 mesi previsto per l’esecuzione del concordato.

Ciò in quanto, laddove emerga che il concordato preventivo sia venuto meno alla propria funzione, essendo le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti risultate insufficienti a soddisfare i creditori chirografari, la risoluzione potrà essere pronunciata anche prima del termine previsto per il pagamento dei creditori.

Ne consegue che, nel concordato liquidatorio, in considerazione della natura dell’istituto, di inadempimento si potrà parlare qualora il proponente ponga in essere un comportamento difforme rispetto alla proposta concordataria, ed in ogni caso quando non sia stato garantito il soddisfo in una qualche misura dei creditori chirografari.

Trib. Rovigo, 3 febbraio 2016, n. 9

9 marzo 2016

Luigia Cassottal.cassotta@lascalaw.com

 

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