Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Se riscuoti il canone dai esecuzione al testamento

Anche la riscossione dei canoni di locazione, realizzata subito dopo il decesso della testatrice e successivamente proseguita, costituisce esecuzione delle disposizioni testamentarie.

Lo ha precisato la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione nella recentissima ordinanza n. 4449/2020, depositata il 20  febbraio scorso.

Nel caso di specie, due fratelli avevano convenuto in giudizio la sorella, istituita erede universale da un’altra sorella deceduta, al fine di ottenere l’annullamento del testamento olografo, deducendo l’incapacità di testare di quest’ultima.

Dal canto proprio, la convenuta si era difesa eccependo che l’impugnazione del testamento olografo fosse prescritta sulla base dell’art. 591 comma terzo del codice civile, secondo cui l’azione di annullamento “si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie”. Secondo la difesa della donna il termine di prescrizione per l’impugnazione del testamento decorrerebbe, infatti, da qualsiasi attività di gestione del patrimonio del defunto, come la riscossione dei canoni di locazione, da intendersi quale attività diretta alla concreta realizzazione della volontà del testatore.

Tale tesi non aveva tuttavia convinto né il Tribunale né la Corte d’appello competente che avevano accolto la domanda degli attori e, per l’effetto, dichiarato aperta la successione. In particolare, secondo i giudici di merito, la riscossione dei canoni relativi ad un immobile della testatrice non poteva considerarsi indizio inequivoco della volontà di disporre a titolo esclusivo dei beni ereditari.

Invertendo la rotta, la Cassazione ha invece ritenuto che “l’attività di riscossione dei canoni relativi all’immobile già locato dalla testatrice, realizzata in continuità, subito dopo il decesso di quest’ultima e successivamente proseguita” rappresentasse un contegno sufficiente a far emergere la volontà della chiamata all’eredità di dare seguito alla condotta gestionale della testatrice e lasciasse dunque presumere che vi fosse una volontà di porre in esecuzione, anche parzialmente, le disposizioni testamentarie.

Del resto, sempre a detta della Cassazione, ai fini della decorrenza del termine di prescrizione, non è necessario che siano eseguite tutte le disposizioni del testatore, poiché altrimenti “la situazione giuridica inerente allo “status” dei chiamati all’eredità e alla qualità stessa di eredi rimarrebbe indefinitamente incerta, eventualità che la legge ha inteso evitare assoggettando l’azione di annullamento, su istanza di chiunque vi abbia interesse, al breve termine quinquennale dall’esecuzione anche parziale dell’atto di ultima volontà

Sulla scorta dei principi di diritto richiamati la Cassazione ha dunque invitato la Corte d’appello competente, in diversa composizione, a ritornare sulla questione.

Cass., Sez. II, 20 febbraio 2020, n. 4449

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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