Vado a stare da papà

Risarcibili per intero le spese di assistenza future

Il danno patrimoniale futuro, patito dalla vittima di lesioni personali, va liquidato integralmente, stimando il costo presumibile delle prestazioni di cui la vittima avrà bisogno in considerazione delle menomazioni da cui è afflitta, rapportato alla durata presumibile dell’esborso, senza alcuna riduzione percentuale corrispondente al grado di invalidità permanente patito dal danneggiato.

È quanto stabilito dalla Cassazione con la recente ordinanza n. 171815/2019, depositata il 3 luglio.

Prendendo le mosse da un caso in cui la Corte di appello di Milano, dovendo quantificare il danno emergente patito dalla vittima di un sinistro stradale e consistente nelle spese che questa avrebbe dovuto affrontare per remunerare una persona che l’assistesse nello svolgimento delle attività quotidiane, stabiliva la misura base del risarcimento e operava poi una riduzione proporzionale alla percentuale di invalidità subita dalla medesima vittima, la Cassazione ribadisce come il risarcimento del danno aquiliano e, nella specie, della voce di danno patrimoniale, debba essere integrale e non possa subire riduzioni se non nei casi previsti dalla legge.

Sulla scorta di un’antica formula che prevede che vada risarcito “tutto il danno e nulla più che il danno”, la Cassazione sottolinea dunque come non sia possibile ridurre il risarcimento in maniera proporzionale alla percentuale di invalidità, “giacché non vi è corrispondenza biunivoca tra il grado di invalidità permanente e la misura del risarcimento dovuto a titolo di rifusione delle spese di assistenza”.

Il fatto che l’invalidità sia parziale non significa, infatti, che lo sia anche il danno con la conseguenza che, nel caso in cui il giudice accerti che la vittima di lesioni abbia bisogno di assistenza personale, il relativo onere economico costituisce una voce di danno risarcibile che, in assenza di concorso causale della vittima, va liquidato per intero, perché per intero deve essere sostenuto dal danneggiato.

Alla luce di tali delucidazioni, la Cassazione ha accolto il ricorso presentato da parte attrice, cassando la sentenza e rinviando la causa alla Corte di appello di Milano, chiamata ad ottenersi al principio di diritto poc’anzi affermato.

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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