Vado a stare da papà

Risarcimento danni: tra nonno e nipote un legame che va al di là della convivenza

La Corte di Cassazione ha ribaltato le precedenti pronunce meneghine di primo e di secondo grado, stabilendo che per ottenere il risarcimento iure proprio del danno non patrimoniale, il nipote deve (solo) fornire la prova di un rapporto di reciproco affetto e solidarietà con il nonno e non di un rapporto eccedente la fisiologica intensità delle relazioni o un rapporto di convivenza che potranno invece rilevare in sede di quantificazione del danno.

Gli Ermellini superano una lettura restrittiva dell’art. 29 della Costituzione ed affermano che tale norma non tutela solo la famiglia nucleare (quella cioè incentrata su coniuge, genitori e figli), ma protegge anche rapporti parentali meno stretti.

Il Tribunale e la Corte d’Appello di Milano non avevano riconosciuto il danno non patrimoniale sofferto iure proprio dalla nipote a seguito della perdita della nonna in un sinistro stradale: l’esistenza di un rapporto costante di affetto e la frequentazione nei fine settimana non sarebbero stati sufficienti, a loro giudizio, richiedendo anche la prova di un legame “più forte”.

Secondo la Corte, al contrario, perché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti non appartenenti allo stretto nucleo familiare e assicurato così il risarcimento del danno non patrimoniale da loro patito per la lesione di un interesse costituzionalmente protetto, non è affatto necessario che questi convivessero.
La convivenza può essere un elemento di prova a sostegno della consistenza del vincolo affettivo, della profondità del rapporto parentale, ma non è una condizione indispensabile perché tale rapporto sia rilevante per il diritto.

Ribadito quindi che il rapporto tra nonni e nipoti non deve essere ancorato alla convivenza per essere giuridicamente rilevante, la Suprema Corte censura i Giudici di merito per avere confuso i criteri relativi al quantum con quello che presiede invece all’an debeatur.

L’esistenza di un legame “più forte” – eccedente l’ordinario rapporto di affetto – potrà incidere non sull’an bensì sul quantum e quindi sulla liquidazione del danno.

Cass., Sez. III, 25 febbraio 2021, n. 5258

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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