Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Ripetizione di indebito in conto corrente e onere della prova

Il Tribunale di Milano, chiamato a dirimere una controversia insorta tra la correntista ed un istituto di credito assistito dallo Studio, ha preso posizione anche in tema di onere probatorio.

Nel caso che ci occupa, parte attrice chiedeva la condanna della banca alla restituzione di somme indebitamente percepite, a titolo di tassi usurari, anatocismo illecito, commissioni di massimo scoperto nulle e di valute non pattuite, in ordine ai rapporti di conto corrente in essere con l’istituto di credito.

In riferimento all’eccepita illegittimità di c.m.s. e valute da parte della correntista, il Tribunale milanese, muovendo dall’adagio latino onus probandi incumbit ei qui agit non qui negat, ha affermato che “Nella fattispecie, era onere di parte attrice provare l’assenza di accordi in relazione agli addebiti e ciò sarebbe stato agevole mediante la produzione delle condizioni economiche contrattuali, dalle quali doveva emergere la mancanza delle pattuizioni lamentate. Parte attrice invece ha prodotto solo gli estratti conto, unitamente alla consulenza stragiudiziale citata, mentre non ha prodotto alcun contratto. In tal modo la parte è venuta meno al proprio onere di provare l’assenza di titolo per gli addebiti denunciati e quindi la sua domanda di ripetizione per le causali di cui sopra deve essere rigettata”.

A conforto di tale valutazione, il Tribunale meneghino ha richiamato due pronunce della Suprema Corte che, in sintonia fra loro, esprimono il concetto per il quale “L’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 c.c. su chi intende far valere un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto “fatti negativi” gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto pur se negativo ha carattere costitutivo; tuttavia non essendo possibile la materiale dimostrazione di un fatto non avvenuto, la relativa prova può essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo”. (Cass. 23229/2004). Il suddetto criterio è stato ritenuto valido anche in tema di ripetizione di indebito oggettivo come assunto dalla Suprema Corte nell’arresto n. 22872/2010.

In tanto il Giudice ha seguito tale impostazione in quanto la correntista ha offerto in comunicazione, a sostegno delle proprie doglianze, esclusivamente gli estratti conto ed una perizia di parte che, come noto, costituisce una mera allegazione difensiva e non un mezzo di prova.

Invero, per assolvere compiutamente all’onere probatorio del quale era onerata, in quanto parte attrice, essa avrebbe dovuto, altresì, allegare alla propria domanda giudiziale il contratto di conto corrente controverso.

Sulla scorta di tale impostazione, il Tribunale ha, quindi, negato la richiesta consulenza tecnica d’ufficio finalizzata al ricalcolo del saldo relativo al rapporto contestato, non avendo parte attrice provato alcun indebito.

Maria Grazia Sclapari m.sclapari@lascalaw.com

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