La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Ripetizione dell’indebito: è inammissibile la richiesta di esibizione degli estratti conto

La Corte di Cassazione, ancora una volta, ha trattato il tema dell’ammissibilità dell’istanza dell’ordine di esibizione avanzata da un cliente in un giudizio promosso nei confronti della banca e, più specificatamente, l’ordine avente ad oggetto gli estratti conto relativi ad un rapporto di conto corrente.

Nella fattispecie controparte richiedeva l’esibizione da parte della Banca, sostenendo che, in ragione del principio di prossimità o vicinanza della prova, avrebbe dovuto essere la stessa a fornire la documentazione che la cliente non aveva avuto cura di conservare o che forse la Banca  non aveva avuto la diligenza di consegnarle.

Ebbene, la Suprema Corte ha confermato l’orientamento prevalente in giurisprudenza, secondo il quale la richiesta ex art. 210 c.p.c. deve essere respinta laddove sia il cliente ad agire in giudizio, salvo che il correntista dimostri di essersi attivato in via stragiudiziale per acquisire gli estratti conto e, ciò nonostante, non sia riuscito ad entrare in possesso della documentazione.

Infatti, la citata richiesta ha ad oggetto documenti direttamente accessibili dalla parte x art. 119 TUB, ossia documenti che la parte, nel diligente assolvimento dell’onere probatorio su di essa gravante, avrebbe dovuto previamente acquisire, atteso che lo strumento di cui all’art. 210 c.p.c. non può essere utilizzato per supplire al predetto onere.

Così la Cassazione ha ribadito che “è principio fermo quello secondo cui l’esibizione a norma dell’art. 210 cod. proc. civ. non può in alcun caso supplire al mancato assolvimento dell’onere della prova a carico della parte istante. La parte ricorrente, in quanto società di capitali – per ovvie ragioni di ostensione, anche a terzi (soci e contraenti), della propria contabilità – ha il dovere, prima ancora che l’onere, di conservare la documentazione bancaria e, solo in caso di eccezionale allegazione di giudizio e, se necessario, con apposita domanda giudiziale, di ricostruire la propria per mezzo di quella conservata dalla Banca”.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno dichiarato non  ritenere condivisibile la tesi della vicinanza della prova. Si legge, infatti, “non può aderirsi all’interpretazione secondo cui, in ragione del principio di prossimità o vicinanza della prova, doveva essere la Banca a fornire la documentazione che la cliente non aveva avuto cura di conservare. Infatti, il richiamato principio di prossimità o vicinanza della prova, in quanto eccezionale deroga al canonico regime della sia ripartizione, secondo il principio ancor oggi vigente che impone un onus probandi ei qui dicit non ei qui negat, deve trovare una pregnante legittimazione che non può semplicisticamente esaurirsi nella diversità di forza economica dei contendenti, ma esige l’impossibilità della sua acquisizione simmetrica, che nella specie è negata proprio dall’obbligo richiamato dall’art. 117 TUB, secondo cui, in materia bancaria, “i contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti”.

Cass., Sez. VI, 4 aprile 2016, n. 6511 (leggi la sentenza)

Angelica Scolari a.scolari@lascalaw.com

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Si segnala una recentissima ordinanza con cui il Tribunale di Salerno ha concesso la provvisoria es...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Segnaliamo oggi una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano relativa ad una azione di rip...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

In caso di violazione della normativa antitrust, e in particolare, dell’articolo 2 della legge n....

Contratti Bancari

X