Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Riparto che vai, bene che trovi!

Con la pronuncia in commento, il Tribunale di Varese, facendo applicazione dell’orientamento già affermato dalle Sezioni Unite della Corte Cassazione, ha ribadito che l’ammissione al passivo di un credito con rango di privilegio speciale non presuppone necessariamente che l’oggetto della garanzia sia attualmente presente nel patrimonio fallimentare, non potendosi escludere la sua successiva acquisizione.

Nella fattispecie, il creditore, assistito dallo Studio, presentava opposizione allo stato passivo del Fallimento, con il quale il credito derivante da un finanziamento era stato ammesso interamente in via chirografaria, con esclusione del riconoscimento del privilegio pignoratizio.

Detta esclusione discendeva dal mancato rinvenimento nella massa fallimentare dei titoli sui quali grava il pegno, da cui il Giudice Delegato aveva desunto l’impossibilità di attribuire al credito vantato dal ricorrente il rango privilegiato richiesto.

Ebbene il Collegio ha osservato come detta argomentazione non possa essere condivisa.

Il Tribunale, facendo espresso riferimento a quanto statuito dalle Sezioni Unite, ha rilevato come il complesso dei beni che compongono l’attivo del fallimento non abbia natura statica, bensì dinamica. Durante tutto il corso della Procedura è, infatti, possibile per il Curatore apprendere beni di spettanza della società fallita.

E qualora su uno di tali beni gravasse un titolo di privilegio a favore di uno dei creditori già ammessi allo stato passivo in via chirografaria, si determinerebbe l’impossibilità per detto creditore di far valere le proprie ragioni di garanzia, stante l’intangibilità dello stato passivo divenuto definitivo.

Al fine di evitare una tale incongruenza, continua il Collegio, deve ritenersi che la verifica dell’esistenza o meno, all’interno del patrimonio fallimentare, del bene oggetto di garanzia debba essere compiuta al momento della successiva fase del riparto, dipendendo proprio da tale momento l’effettiva realizzazione del privilegio speciale, il cui riconoscimento non può quindi essere precluso in sede di ammissione al passivo.

Il ceto creditorio ha così avuto una ulteriore conferma sul tema da parte del Tribunale di Varese, al fine di vedere tutelate le proprie ragioni di garanzia, senza che l’intangibilità dello stato passivo definitivo possa rappresentare un pregiudizio insuperabile.

Trib. Varese, Sez. II, 10 giugno 2021

Roberta Maria Pagani – r.pagani@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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