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Ripartizione dell’attivo fallimentare: il chiarimento delle Sezioni Unite

La Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 24068 del 26 settembre 2019 si è pronunciata su due questioni abbastanza dibattute in materia di ripartizione dell’attivo fallimentare.

La prima riguardante la ricorribilità o meno in Cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. del decreto con il quale il Tribunale fallimentare, in sede di reclamo proposto ex art 26 l.f.. avverso il decreto del Giudice Delegato, abbia dichiarato esecutivo il piano di riparto parziale predisposto dal Curatore.

La seconda riguardante, invece, la legittimazione attiva a proporre sia il reclamo ex art. 36 l.f. avverso il progetto di riparto parziale del Curatore, sia il reclamo ex art. 26 l.f. contro il decreto del Giudice Delegato che abbia deciso il primo reclamo.

Le Sezioni Unite, al fine di meglio argomentare le suddette questioni, hanno dapprima richiamato il principio di diritto, ormai consolidatosi in Giurisprudenza, secondo cui “i provvedimenti resi dal Giudice Delegato nel fallimento sono revocabili o modificabili, d’ufficio o su istanza di parte, sino a quando essi non abbiano avuto esecuzione, trovando applicazione il principio generale di cui all’art. 487 c.p.c”.,

Con la conseguenza che, se il progetto di riparto parziale sia stato dichiarato esecutivo dal Giudice Delegato e il Curatore vi abbia dato pronta esecuzione, mediante la distribuzione delle somme ai creditori concorrenti, non può più sostenersi che il Giudice Delegato, in deroga al principio generale dettato dall’art. 487 c.p.c., possa, d’ufficio o su istanza di parte, revocare o modificare il decreto di esecutività che risulti apposto sul progetto di riparto già eseguito.

Ciò in quanto si è affermato in Giurisprudenza l’esistenza di un principio generale di “intangibilità” dei riparti dell’attivo eseguiti nel corso della procedura, con la sola eccezione contemplata espressamente dall’art. 114 l.f. (cioè dell’accoglimento di domande di revocazione), sicchè le ripartizioni, che in base al progetto di riparto, sono state eseguite nella procedura fallimentare, non possono essere più rimesse in discussione.

Sulla base di quanto sopra esposto, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito che, stante i caratteri di decisorietà e definitività del decreto con il quale il Tribunale, in sede di reclamo ex art. 26 l.f., ha dichiarato esecutivo il piano di riparto parziale predisposto dalla Curatela, deve ritenersi ammissibile il ricorso straordinario per Cassazione, avverso il suddetto decreto, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7.

Con riferimento, invece, alla seconda questione, più in particolare ai soggetti attivamente legittimati all’impugnativa del piano di riparto, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha affermato il principio di diritto secondo cui “in tema di riparto fallimentare, ai sensi della Legge Fallimentare., art. 110 (nel testo applicabile ratione temporis come modificato dal D.Lgs. n. 169 del 2007), sia il reclamo Legge Fallimentare, ex art. 36 avverso il progetto – predisposto dal curatore – di riparto, anche parziale, delle somme disponibili, sia quello Legge Fallimentare, ex art. 26 contro il decreto del Giudice Delegato che abbia deciso il primo reclamo, possono essere proposti da qualunque controinteressato, inteso quale creditore che, in qualche modo, sarebbe potenzialmente pregiudicato dalla diversa ripartizione auspicata dal reclamante, ed in entrambe le impugnazioni il ricorso va notificato a tutti i restanti creditori ammessi al riparto anche parziale”.

Ove non venga applicato il suddetto principio e risulti integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata né dal Giudice di primo grado, né da quello di appello, secondo la Suprema Corte a Sezioni Unite resta viziato l’intero processo e s’impone, in sede di giudizio di Cassazione, l’annullamento, anche d’ufficio, delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al Giudice di prime cure, a norma dell’art. 383, comma 3, c.p.c.

Principio applicabile secondo la Suprema Corte a Sezioni Unite anche nell’ambito dei procedimenti in camera di consiglio ed in quelli di impugnazione del piano di riparto dell’attivo.

Cass., Sez. Un., 26 settembre 2019, n. 24068

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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