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Rinuncia all’esecuzione? Non serve l’accettazione di Equitalia

Il processo esecutivo si estingue quando il creditore procedente rinuncia agli atti, indipendentemente dall’accettazione dell’intervenuto agente di riscossione munito di titolo, per un credito inferiore a 120.000,00 Euro.

Questa la posizione del Tribunale di Vercelli, in una recentissima pronuncia del 6 febbraio scorso in cui, sostanzialmente, parifica la posizione dell’intervenuto di cui sopra, a quella di un qualunque creditore sprovvisto di titolo esecutivo, non rendendosi dunque necessaria l’accettazione della rinuncia e portando perciò all’estinzione del processo.

Ma a quali soggetti, solitamente, occorre notificare la rinuncia affinché possa divenire efficace? Non al debitore naturalmente che, come ovvio, non avrebbe interesse alcuno alla prosecuzione. Necessario invece che l’accettazione provenga dai creditori intervenuti muniti di titolo e, in virtù di ciò, aventi diritto a compiere atti di impulso nella procedura in sostituzione del procedente. Una parificazione di poteri questa, espressa nell’art. 631 c.p.c., secondo cui l’inattività della parti conduce inesorabilmente all’estinzione processuale. Nello specifico, seguendo la lettera della norma, qualora “nessuna delle parti si presenta all’udienza” fissata dopo la prima già andata deserta, il G.E. ha la facoltà di dichiarare l’estinzione del processo. Giurisprudenza consolidata presuppone però, in questo caso, che basti anche la sola presenza di un intervenuto munito di titolo per evitare tale eventualità. Se invece all’udienza si presentano solo i creditori senza titolo, l’udienza si intende deserta e si determina l’estinzione processuale.

Pertanto, qualora ci si trovi in una fase antecedente alla vendita, la legge prevede che la rinuncia sia accettata e sottoscritta tanto dal creditore pignorante quanto dagli intervenuti muniti di titolo esecutivo. Qualora invece ci si trovasse in una fase postuma, l’accettazione della rinuncia agli atti sarebbe necessaria anche da parte dei creditori intervenuti senza titolo (la fase di distribuzione avviene infatti senza necessità d’impulso di parte).

E’ nel solco di tali premesse che si rende interessante la pronuncia in commento dal momento che, nel dichiarare l’estinzione del processo esecutivo per rinuncia agli atti senza consenso dell’intervenuto, ha comparato la posizione di un intervenuto munito di titolo, ma con un credito inferiore a 120.000,00 Euro, a quella di uno che ne fosse completamente sprovvisto. E’ stato il c.d. Decreto del Fare del 2013 a stabilire che l’agente di riscossione (Equitalia) debba sottostare a tali limitazioni, in vantaggio del contribuente, per debiti contratti nei confronti del fisco; in questo caso, dunque, potrà pertanto sì intervenire nell’esecuzione, ma equiparandosi ad un intervenuto senza titolo con alcun potere d’impulso.

Trib. Vercelli, 6 febbraio 2016

Andrea Madaroa.madaro@lascalaw.com

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