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Rimodulazione non è uguale a novazione

Il debitore di una banca cliente dello Studio, opponendo il decreto ingiuntivo notificatogli, sosteneva che, avendo le parti rimodulato le scadenze del piano di ammortamento di un finanziamento con accordo successivo alla stipula del contratto, si fosse in presenza di una vera e propria novazione. Per tale motivo, secondo l’opponente, il contratto doveva ritenersi nullo, perché il patto aggiuntivo, sottoscritto in data successiva all’entrata in vigore della Delibera CICR del 4.03.2003, non conteneva l’indicazione dell’ISC.

La Corte d’Appello, confermando la decisione di primo grado e senza necessità di entrare nel merito della natura e funzione dell’indicatore sintetico di costo, ha rigettato l’impugnazione, evidenziando come una mera modifica delle tempistiche di pagamento delle rate non possa configurare una novazione.

In particolare nel caso di specie le parti, nell’atto aggiuntivo al contratto di finanziamento, davano atto della richiesta del cliente di poter usufruire di una diversa dilazione dei pagamenti, con rimodulazione del piano di ammortamento,  precisando che tale istanza comportava la modifica delle scadenze e dello spread del contratto, ferme restando pertanto le altre clausole contrattuali. I giudici di secondo grado sul punto hanno osservato come la mera interpretazione letterale deve ritenersi sufficiente, qualora non emergano importanti indici contraddittori rispetto al contenuto negoziale ricavabile sulla base della stessa. Infatti, La Suprema Corte ha più volte ribadito che è prioritario il canone fondato sul significato letterale delle parole, cosicché qualora esso risulti sufficiente non è necessario estendere ulteriormente l’indagine circa una diversa volontà delle parti.

La Corte milanese conclude, quindi, affermando: “I casi esaminati dai giudici di legittimità si attagliano alla fattispecie in esame, ove sono presenti mere modificazioni quantitative dell’obbligazione di pagamento, confortate da una precisa indicazione volontaristica delle parti. A fronte di tali emergenze, quindi, la qualificazione del patto de quo in termini di novazione risulterebbe del tutto arbitraria e non ancorata a qualsivoglia parametro ermeneutico”.

Corte d’Appello di Milano, 23 aprile 2019, n. 1785

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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