Impugnazioni, un giorno in più fa la differenza

Rimessione in termini: chi dorme non piglia pesci!

Per poter beneficiare di un provvedimento di rimessione in termini, è necessario che il soggetto interessato all’emissione del provvedimento a sé favorevole si attivi prontamente.

Questa conclusione è stata confermata da una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione, la numero 32725 del 18 dicembre 2018.

La fattispecie concreta dalla quale prende le mosse la pronuncia in commento, trae origine all’esito di un procedimento disciplinare nel corso del quale un avvocato è stato sanzionato mediante censura; successivamente questa decisione è stata confermata anche dal consiglio Nazionale Forense, adito in sede gravame dallo stesso legale condannato. L’avvocato ha, poi, proposto anche ricorso per Cassazione chiedendo preliminarmente di essere rimesso in termini ed adducendo, come motivo per la rimessione in termini, di non aver potuto proporre tempestivamente il ricorso per cause a lui non imputabili. In particolare il ricorrente evidenzia come il collega procuratore presso il quale aveva eletto domicilio nel procedimento disciplinare gli avesse comunicato l’emissione della sentenza del Consiglio Nazionale Forense solo il giorno prima della scadenza del termine per l’impugnazione, in quanto malato.

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata l’istanza di rimessione in termini in quanto, a  parere della corte, la malattia del procuratore non rileva in sé come legittimo impedimento.

Nel nostro caso il ricorrente non aveva allegato, come fatto impeditivo per non aver depositato tempestivamente il ricorso, una malattia che fosse considerata improvvisa e non prevedibile o un impedimento tale da considerarsi di entità tale da considerarsi idoneo come impedimento all’esercizio della normale attività professionale. Per questo motivo il procuratore avrebbe dovuto, in base all’ordinaria diligenza professionale, attivarsi  prontamente per evitare l’interruzione delle normali attività professionali, nelle quali rientra  la proposizione tempestiva dei mezzi di impugnazione.

Nel caso di specie, rileva la Corte, non solo il ricorso non è stato presentato nei termini, ma nemmeno l’istanza con cui si richiedeva la rimessione incombente, che poteva e doveva essere fatto anche in considerazione della minore onerosità rispetto alla predisposizione di un ricorso in cassazione.

Per questi motivi la Corte ha ritenuto di non concedere la rimessione in termini.

Cass., Sez. Unite Civili, 18 dicembre 2018, n. 32725

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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