Diritto Processuale Civile

Rimessa alle Sezioni Unite la decisione definitiva sulla possibilità di proporre ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c.

Cass. Civ. Sez. II, ordinanza del 12 gennaio 2015, n. 223 (leggi l’ordinanza)

E’ noto che la riforma dell’appello, attuata con la legge n. 134/2012, ha introdotto lo strumento del c.d. “filtro”, che prevede il potere-dovere della Corte d’Appello di dichiarare con ordinanza, e previa verifica della ragionevole probabilità di non accoglimento, l’inammissibilità degli atti introduttivi del secondo grado.

E fin qui nulla quaestio.

Il problema, tuttavia, sorge in ordine alla domanda se avverso l’ordinanza di inammissibilità dell’appello, adottata ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., sia sempre precluso il ricorso per Cassazione, oppure, se tale preclusione non operi qualora l’inammissibilità dell’appello sia stata dichiarata per ragioni processuali.

Ed è proprio in tale contesto che la pronuncia evidenziata si inserisce.

La seconda sezione della Corte di Cassazione ha, infatti, rilevato come un recente orientamento ritenga, da un lato, inammissibile il ricorso per Cassazione poiché detta ordinanza non avrebbe carattere definitivo, e come, viceversa, dall’altro, il ricorso risulti, invece, consentito, ma solo quando l’ordinanza dichiari l’inammissibilità dell’appello per ragioni processuali, dovendosi ammettere, unicamente in questo caso, il carattere definitivo dell’ordinanza di inammissibilità di cui all’art. 348 ter c.p.c..

Diverso orientamento giurisprudenziale, invece, sostiene che l’ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d’Appello non possa mai essere oggetto di ricorso per Cassazione, né di tipo ordinario – poiché l’art. 348 ter c.p.c. stabilirebbe espressamente che è impugnabile unicamente la sentenza di primo grado – né di tipo straordinario, in quanto la non definitività dell’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c. avrebbe ad oggetto esclusivamente la situazione sostanziale dedotta in giudizio, della quale si chiede tutela.

Ragion per cui, la sezione seconda della Corte di Cassazione ha deciso di rimettere alle Sezioni Uniti la definizione del suesposto contrasto, sottoponendo il seguente quesito: “se, ed eventualmente in che ambito, sia esperibile il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza di inammissibilità dell’appello affetta da vizi propri per omessa pronuncia su un motivo di gravame con cui sia stata sollevata una censura pura di merito”.

Non resta che attendere.

16 febbraio 2015

Iliza Ugliano – i.ugliano@lascalaw.com

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