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Rimborso finanziamento da società a socio

Tribunale di Torino, 16 febbraio 2015 (leggi la sentenza)

Il Tribunale di Torino, chiamato a decidere su di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo promosso – dinanzi la sezione specializzata delle imprese – da un socio (nella fattispecie una srl) nei confronti di una società (anch’essa srl), ed avente ad oggetto un decreto richiesto ed ottenuto nei confronti del socio per ottenere la restituzione di un finanziamento (a titolo di mutuo feneratizio), ha affrontato alcuni temi importanti e vediamo quali.

Innanzitutto, il Tribunale ha statuito che – non trattandosi di un rapporto societario – la causa non poteva essere trattata dalla sezione specializzata del Tribunale delle imprese: il decreto opposto, infatti, aveva ad oggetto la restituzione di una somma di denaro concessa a mutuo dalla società al socio di quest’ultima. Tale statuizione non muta nemmeno – come nel caso de quo – in virtù del fatto che l’opponente (la società) abbia eccepito l’applicabilità dell’art. 2467 c.c. (finanziamento soci), tenuto conto che “sulla determinazione della competenza non influiscono le eccezioni del convenuto sostanziale (l’opponente)”.

Con riguardo al merito della vicenda ed alle difese svolte dall’opponente (società) per fondare la propria opposizione, il Tribunale di Torino ha statuito che:

i)                    l’art. 2467 c.c. (in forza del quale il rimborso del finanziamento soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori, e se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito) – richiamato dall’opponente (la società) per contestare la debenza delle somme ingiunte – riguarda solo l’ipotesi di finanziamenti effettuati dai soci alla società e non viceversa;

ii)                   infine, relativamente alla richiesta del socio di applicare la normativa relativa alla direzione e coordinamento (in particolare art. 2497cc), i giudici di merito si sono così pronunciati: l’art. 2497 quinquies c.c. in tema di postergazione di cui all’art. 2467 c.c. – richiamato dall’opponente nel caso de quo – dei finanziamenti effettuati in favore della società che esercita direzione e coordinamento, si riferisce ai finanziamenti effettuati dalla capogruppo o dalle società ad essa sottoposte a favore di società del gruppo e non è applicabile all’ipotesi di finanziamento a favore di soci indiretti, per i quali quindi non è oltremodo configurabile un rapporto di direzione e coordinamento tra le parti.

Ricorre, innanzitutto, l’attività di direzione e coordinamento, ai sensi degli art. 2497 e 2497 quinquies c.c., “solo in presenza di un accentramento nella capogruppo delle funzioni gestorie fondamentali, inerenti alla società controllata, in grado di imporre l’unità dell’indirizzo amministrativo-gestionale attraverso l’esercizio di un’influenza dominante”. Si tratta di esercitare una “pluralità sistematica e costante di atti di indirizzo idonei ad incidere sulle decisioni gestorie dell’impresa, sulle scelte strategiche ed operative di carattere finanziario, industriale, commerciale che attengono alla conduzione degli affari sociali (Trib. Pescara, 2.2.2009, in Foro It., 09, I, 2829)”.

Si ha, inoltre, ai sensi degli art. 2497 sexies e 2359 c.c., controllo (e si presume, di conseguenza, l’attività di direzione e coordinamento) quando una società è in “condizioni di esercitare un’influenza dominante su un’altra società, per effetto del possesso della quota maggioritaria di partecipazione nella stessa o per la sussistenza delle altre condizioni di cui all’art. 2359 c.c.”.

Si ricade in tali condizioni quando: 1) si dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assembla ordinaria; 2) si dispone dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria; 3) si esercita un’influenza dominante su un’altra società, in virtu’ di particolari vincoli contrattuali con essa. Ai sensi dell’art. 2359, 2°c., c.c., poi, ai fini dell’applicazione dei numeri 1 e 2 che precedono, si computano anche i voti spettanti a società controllate. Tutte fattispecie che, nel caso specifico, l’opponente non aveva prodotto nè dedotto e comunque non attinevano al caso specifico.

Di conseguenza, i giudici hanno respinto l’opposizione e confermata la condanna stabilendo la provvisoria esecutività ex 282 cpc.

1 aprile 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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