Contenzioso finanziario

Rilevanza del nesso causale nella prova dell’investitore nel caso di negoziazione di strumenti finanziari

Corte d’Appello di Milano, 7 ottobre 2014, n. 3513 (leggi la sentenza)

Con una recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 3513 del 7.10.2014) è stata nuovamente ribadita la centralità della prova da parte dell’investitore in ordine alla sussistenza del nesso causale tra la condotta inadempiente imputata alla Banca ed il danno subito da parte dell’investitore.

La Corte afferma che, anche nel caso di mancanza della prova in ordine al corretto operato dell’intermediario finanziario, non può dimenticarsi che sull’investitore grava l’onere “non soltanto di allegare l’inadempimento dell’intermediario ale obbligazioni scaturenti dal contratto di negoziazione, dal t.u.f. e dalla normativa secondaria, ma anche quello di fornire la prova del danno e del nesso di caua fra questo e l’inadempimento anche sulla base di presunzioni”.

In ragione di tale principio – che si pone in continuità rispetto all’orentamento espresso dalla Corte di Legittimità – i Giudici di secondo grado hanno confermato la pronuncia di prime cure affermando che “non è stata, quindi, espressa dal rmo giudice una valutazione di ordine generale ed astratto circa la opportunità o la rischiosità in assoluto di investimenti in obbligazioni Argentina e circa la completezza delle informazioni date o sottaciute dalla Banca; è stata, invece, operata dal Tribunale una valuazione relativa, di ordine più limitato, inerente alla questione della proca del nesso causale”. La valutazione complessiva che il Tribunale di primo grado aveva compiuto investiva sia l’esame del dossier titoli in deposito della Banca, sia (dunque) la pregressa operatività ed il patrimonio investito, con la conseguenza che l’investimento poteva ritenersi non avulso dalle logiche di speculazione del cliente.

4 febbraio 2015

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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