Se il rigetto della domanda non è chiaro si esclude il giudicato implicito

In base ad una recente sentenza della Cassazione, che ha accolto la domanda dell’attrice, i giudici di legittimità hanno specificato che il rigetto della questione o della domanda deve essere chiaro e non equivoco. Pertanto, hanno ritenuto il motivo di ricorso meritevole di accoglimento, con conseguente esclusione sia del giudicato implicito sia della preclusione della relativa eccezione in carenza di un appello incidentale invece non necessario. Non è sufficiente, quindi, la mera riproposizione dell’eccezione, utilizzabile invece, e da effettuarsi in modo espresso, ove quell’eccezione non sia stata oggetto, diretto o indiretto, ad opera del giudice di prime cure. Dunque, in tale caso, la questione di difetto di legittimazione o titolarità attiva del diritto non necessita di impugnazione incidentale dovendo essere compiutamente esaminata nel merito dal giudice dell’appello.

Il fatto in commento vede Una S.r.l. unipersonale, vettrice specializzata in metalli preziosi ricorrere per la cassazione della sentenza con cui la Corte di Appello di Torino, sentenza n. 1668 del 21/09/2018, in riforma della sentenza di rigetto del Tribunale di Alessandria, ha accolto la domanda proposta nei suoi confronti dalla mittente Chimet S.p.A., per il risarcimento del danno. Il danno è quantificato nel controvalore della merce perduta, patito per la perdita di sei barre d’oro, affidate con altre quattro, per il trasporto dal proprio stabilimento in Italia alla destinataria, a titolo di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, per inadempimento, rispettivamente, dell’obbligazione di consegna e della prestazione essenziale di idonea copertura assicurativa.

In particolare, il Tribunale adito aveva escluso la responsabilità della società convenuta per difetto di prova “in punto di responsabilità” con condanna dell’attrice al pagamento delle spese di lite.

Infatti, secondo la Corte, la conclusione della corte territoriale non può essere condivisa, in base ai principi elaborati da Cass. Sez. Un. 12/05/2017, n. 11799, per la quale, “in tema di impugnazioni, qualora un’eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un’enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente ed inequivocamente, la valutazione di infondatezza, la devoluzione al giudice d’appello della sua cognizione, da parte del convenuto rimasto vittorioso quanto all’esito finale della lite, esige la proposizione del gravame incidentale, non essendone, altrimenti, possibile il rilievo officioso ex art. 345 c.p.c., comma 2 (per il giudicato interno formatosi ai sensi dell’art. 329 c.p.c., comma 2), né sufficiente la mera riproposizione, utilizzabile, invece, e da effettuarsi in modo espresso, ove quella eccezione non sia stata oggetto di alcun esame, diretto o indiretto, ad opera del giudice di prime cure“.

Appare, in altri termini, necessario che il rigetto della questione o della domanda sia chiaro ed inequivoco (come si esprimono, tra le altre successive a Cass. Sez. Un. n. 11799/2017 e sia pure per escludere in concreto la sufficienza della riproposizione, Cass. ord. 19/10/2017, n. 24658, nonché Cass. 28/08/2018, n. 21264), non potendosi desumere che l’una o l’altra siano o possano essere state disattese dalla narrativa in fatto.

Cass., Sez. III, 22 aprile 2021, n. 10780

Filippo Bonici – f.bonici@lascalaw.com

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