A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Riforma della giustizia civile: le novità in tema di esecuzioni

Cari lettori,

come noto lo scorso 21 settembre il Senato ha approvato il maxiemendamento presentato dalla Commissione Giustizia e relativo al DDL 1662, contenente la delega al Governo per l’efficienza del processo civile e la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie.

Abbiamo già avuto modo di evidenziare come l’intero impianto della riforma della giustizia civile sia finalizzato al raggiungimento di una maggior semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo.

In attesa dell’emanazione del testo definitivo, ci soffermeremo, con il presente contributo, sulle novità che interessano più da vicino la disciplina delle azioni esecutive.

La proposta approvata dal Senato, infatti, con l’obiettivo di garantire la semplificazione delle forme e dei tempi della giustizia civile, va ad incidere anche su alcuni fondamentali istituti e su fasi salienti delle procedure esecutive.

Nell’ottica di una riforma volta ad eliminare formalismi ed adempimenti che possono ritardare la fase esecutiva viene, innanzitutto, previsto uno snellimento nell’iter di apposizione della formula esecutiva.

In pratica, per valere come titolo per l’esecuzione forzata, le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, possono essere prodotti in copia, semplicemente attestandone la conformità all’originale.

Ancora, la riforma prevede novità quanto all’inefficacia del precetto qualora il creditore presenti l’istanza per la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare ex articolo 492-bis c.p.c.

Il DDL stabilisce, infatti, che, qualora sia stata avanzata tale richiesta, il termine di cui all’articolo 481, primo comma, c.p.c. (per il quale il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione), rimarrà sospeso e riprenderà a decorrere dalla conclusione delle operazioni previste dal comma 2, dell’articolo 492-bis c.p.c..

Allo scopo di ridurre i tempi del processo, il provvedimento approvato dal Sentato interviene nella fase di avvio atti disponendo un’ulteriore significativa riduzione del termine per il deposito della documentazione ipocatastale che va a coincidere con quello di deposito dell’istanza di vendita.

Ma tra le novità più significative che si registrano si pone sicuramente quella che punta a introdurre la possibilità per il debitore di vendere direttamente l’immobile pignorato.

Nello specifico il debitore ha la facoltà di depositare apposita istanza (non oltre dieci giorni prima dell’udienza prevista dall’articolo 569, primo comma, c.p.c.) per ottenere l’autorizzazione a procedere direttamente alla vendita dell’immobile pignorato per un prezzo non inferiore al prezzo base indicato nella relazione di stima.

All’istanza del debitore andrà sempre allegata l’offerta di acquisto irrevocabile per centoventi giorni e, a garanzia della serietà dell’offerta, andrà prestata cauzione in misura non inferiore a un decimo del prezzo proposto.

Ma gli interventi non si esauriscono qui.

Vengono infatti previste delle importanti modifiche anche con riferimento alle operazioni di vendita ed all’attività di custodia, nonché alla liberazione dell’immobile pignorato.

Sotto il primo profilo, sempre in un’ottica di celerità del processo, il DDL prevede il potenziamento della delega alle operazioni di vendita, estesa anche a fasi della procedura finora appannaggio del giudice dell’esecuzione, come ad esempio quella distributiva.

La delega ha durata annuale ed è rinnovabile dal giudice; per tutta la durata dell’incarico il professionista è tenuto a svolgere almeno tre esperimenti di vendita, relazionando tempestivamente il G.E. sul relativo esito.

A fronte di tale apertura vi è un parallelo rafforzamento dei poteri di vigilanza del giudice sull’esecuzione delle attività delegate e sul rispetto delle nuove e più stringenti scadenze temporali da parte del professionista; il giudice ha peraltro l’obbligo di provvedere alla sua immediata sostituzione in caso di mancato o tardivo adempimento

Per quanto riguarda l’attività di custodia viene potenziato il ruolo del custode, chiamato a collaborare con l’esperto al controllo della documentazione ipocatastale e nominato dal giudice in sostituzione del debitore nella custodia del bene, entro 15 giorni dal deposito della documentazione stessa e salvo che la custodia non risulti priva di utilità.

Sempre al custode è demandata l’attuazione del provvedimento di liberazione dell’immobile, senza peraltro scontare l’osservanza delle formalità previste dagli artt. 605 e ss. c.p.c..

In particolare, ai fini della liberazione dell’immobile pignorato, vengono distinte le ipotesti in cui lo stesso sia o meno abitato dall’esecutato e dal suo nucleo familiare.

Per gli immobili occupati “sine titulo” o da soggetti diversi dal debitore convivente col nucleo viene prevista la possibilità di procedere alla liberazione anticipata al più tardi nel momento in cui viene pronunciata l’ordinanza con cui è autorizzata la vendita o sono delegate le relative operazioni, conformemente a quanto già ritenuto, sulla base del previgente articolo 560 c.p.c..

Una maggiore tutela è invece data all’esecutato che abiti l’immobile staggito con la propria famiglia: in tal caso, infatti, la liberazione potrà essere disposta soltanto in esito all’aggiudicazione del bene, con l’emissione del decreto di trasferimento.

Resta ferma, tuttavia, la possibilità di disporla anticipatamente nei casi di impedimento alle attività degli ausiliari del giudice, di ostacolo del diritto di visita di potenziali acquirenti, di omessa manutenzione del cespite in uno stato di buona conservazione o di violazione degli altri obblighi che la legge pone a carico dell’esecutato o degli occupanti.

Viene infine prevista l’istituzione presso il Ministero della Giustizia della banca dati per le aste giudiziali e vengono incentivate le misure di coercizione indiretta di cui all’art. 614 bis c.p.c. (c.d. astreintes) introdotte dalla legge n. 69/2009.

Quest’ultima consiste in una sorta di penale per l’inadempimento totale o per il ritardato adempimento a fronte di una pronuncia di condanna, nonché in caso vengano reiterate violazioni successive a fronte di un’inibitoria che abbia imposto la cessazione di un determinato comportamento.

Il legislatore delegato dovrà occuparsi di prevedere criteri per la determinazione dell’ammontare, nonché del termine di durata di tali misure. Ancora, si prevede di attribuire al giudice dell’esecuzione il potere di disporre dette misure quando il titolo esecutivo è diverso da un provvedimento di condanna oppure la misura non è stata richiesta al giudice che ha pronunciato tale provvedimento.

Sarà ovviamente nostra cura tornare in argomento non appena verrà approvato il testo definitivo della riforma.

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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