Diritto Processuale Civile

Riflessioni sull’E- Mail come possibile prova scritta ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo

– di Mariagiovanna Scarpa, in Le Nuove Leggi Civili Commentate, n. 1/11

L’autore dell’articolo in esame, si interroga, sul valore probatorio e sostanziale dell’e-mail, nel procedimento monitorio.
Tale riflessione è dettata dalla circostanza che, ad oggi, le relazioni commerciali sono gestite sempre più spesso attraverso sistemi informatici, in particolare, appunto, per il tramite di messaggi di posta elettronica.
Per rispondere a detto interrogativo, bisogna necessariamente partire da due dati: da un lato, la disciplina del procedimento monitorio e, in particolare, dai requisiti richiesti per la concessione del decreto ingiuntivo e, dall’altro, l’individuazione della categoria di documento nel cui alveo può essere ricondotta la e-mail.
Con riferimento al primo punto, si osserva che il fondamento di un procedimento monitorio si può giustificare nella particolare “forza” della prova che il ricorrente adduce del diritto fatto valere. Tuttavia, il codice di rito non definisce cosa si intenda per prova scritta, ma si limita ad una mera elencazione di documenti: è, quindi, necessario ricorre ai parametri elaborati da dottrina e giurisprudenza per ricostruire detta categoria.

E’ stato affermato che ai fini della concessione di un provvedimento inaudita altera parte, il legislatore considera sufficiente l’allegazione di qualsiasi documento proveniente dal debitore od a un terzo, purché idoneo a dimostrare il credito azionato.

Per la concessione di un decreto ingiuntivo è necessario e sufficiente produrre un documento scritto dal quale risulti l’esistenza del credito azionato anche se non costituisce prova piena, la quale, invece, dovrà essere fornita dal creditore laddove il debitore proponga opposizione avverso il titolo notificatogli.
Quanto alla classificazione dell’e-mail deve considerarsi che dottrina e giurisprudenza la riconducono al documento informatico. Particolare rilevanza assume inoltre, il fatto che la mail sia o meno munita di firma elettronica semplice: in tal caso, il documento è liberamente apprezzabile dal giudice, ex art. 2712 c.c., in mancanza di sottoscrizione il documento non può avere alcuna efficacia.

Laddove, invece, l’e-mail sia sottoscritta tramite firma elettronica qualificata alla stessa deve essere riconosciuta efficacia probatoria  prevista dall’art. 2702 c.c., mentre sotto il profilo sostanziale, la stessa deve essere ricondotta alla disciplina di cui all’art. 1350, comma 1, nn. 1-12 c.c. 

Quindi, i documenti muniti di firma qualificata non presentano alcun profilo critico, diverso discorso deve essere fatto per i messaggi di posta elettronica sottoscritti in modo differente.
Dopo diatribe dottrinali e giurisprudenziali si è giunti, attraverso la modifica del D. Lgs. 10/2002, a considerare che il semplice messaggio di posta elettronica non possa essere considerato munito di firma semplice, stante la facilità di manipolazione dei dati e dei file utilizzati per la sua creazione, laddove venga prodotto in sede di giudizio ordinario.

Mentre, stante la differente nozione di prova accolta dal legislatore in sede di procedura monitoria, il messaggio di posta elettronica contente riconoscimenti del debito, ovvero  promessa di pagamento, può essere considerato documento rappresentativo di un credito e come tale sufficiente all’emissione del decreto ingiuntivo.
La valenza del documento informatico, sarà, quindi, differente a seconda del giudizio in cui lo stesso verrà prodotto.

(Giuliana Poggi – g.poggi@lascalaw.com)

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