Crisi e procedure concorsuali

Riflessioni in tema di responsabilità degli amministratori di società fallita

Con ordinanza del 14 settembre 2013 il Tribunale di Torino, nell’ambito di un giudizio di reclamo avverso un’ordinanza di sequestro emessa dal Giudice di prime cure, avente ad oggetto la responsabilità degli amministratori di società di capitali ex artt. 2446 e 2447 c.c. per perdita o riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale, ha revocato l’ ordinanza di sequestro emessa dal primo giudice su istanza formulata dal Fallimento e reclamata dagli amministratori della società di capitali fallita, per assenza di periculum in mora ritenendo non sussistere elementi chiari e univoci relativi alle condotte pregiudizievoli degli amministratori adottate in violazione degli obblighi disciplinati dalle predette disposizioni normative.

Più precisamente, il primo giudice aveva fondato l’emissione dell’ordinanza di sequestro sulla sussistenza del periculum in mora derivante dalla scarsa consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio dei convenuti, nonché sulla costituzione di un fondo patrimoniale da parte degli amministratori su alcuni dei propri beni immobili nei confronti delle rispettive mogli e precisando, altresì, che il lasso di tempo trascorso tra la dichiarazione di Fallimento (giugno 2012) e il deposito del ricorso cautelare da parte della Curatela (maggio 2013) era giustificabile con la necessità degli accertamenti contabili dell’indagine sulle cause del dissesto.

Il Fallimento, invocando precedenti orientamenti giurisprudenziali secondo cui la considerevole entità del danno lamentato legittimerebbe ex sé l’esigenza del creditore di tutelare le proprie ragioni, potendo desumersi il periculum in mora, anche alternativamente da elementi oggettivi (capacità patrimoniale del debitore rispetto all’entità del credito) e soggettivi (comportamento del debitore), aveva evidenziato nell’istanza di sequestro l’elemento oggettivo relativo alla notevole sproporzione tra il patrimonio degli amministratori e l’ingente credito da tutelare.

Il Tribunale di Torino, tuttavia, ha ritenuto non identificabile il pericolo di dispersione o di depauperamento di tale garanzia patrimoniale “nella sola sproporzione tra il patrimonio del preteso debitore ed il credito vantato dal Fallimento, preesistente al sorgere della ragione di credito vantata ed a cautela della quale è stato domandato il sequestro”. E ciò perché per la concessione di un sequestro conservativo è necessaria la presenza di elementi specifici, da cui presumere il possibile compimento da parte del debitore di atti distrattivi o dispersivi del suo patrimonio, che nel caso di specie sono risultati mancanti, anche in considerazione del fatto che i comportamenti dei reclamanti sono anteriori alla Procedura e quindi alla possibile prospettazione di una responsabilità.

Invero l’Autorità giudiziaria torinese, analizzando le più significative e rilevanti vicende della società poi dichiarata fallita, ha aggiunto che “la mancanza di una approfondita analisi del progetto imprenditoriale e del suo funzionamento, nonché di una indagine sulle prassi imprenditoriali e commerciali esistenti nello specifico settore della moda, soprattutto in relazione ad un marchio nuovo, da promuovere e da lanciare sul mercato, non consente allo stato di ritenere sussistenti gli addebiti mossi dalla Curatela ai convenuti, di cui, quindi, non possono neppure, allo stato, essere ritenute sussistenti condotte contrarie agli obblighi di legge, da cui ricavare il prospettato pericolo nel ritardo posto a fondamento della istanza di sequestro”.

Tale interpretazione pare coerente col dettato dell’art. 671 c.p.c. in quanto il concetto di ‘perdita delle garanzie’ implica necessariamente una diminuzione delle stesse che non può consistere nella mera oggettiva sproporzione tra il credito e il patrimonio ab origine esistente e di cui non sussitono ragioni specifiche per temere la sottrazione o dispersione.

(Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com)

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