Diritto Processuale Civile

Riflessioni in tema di ammissibilità o meno, del deposito telematico degli atti introduttivi del giudizio.

La questione, come ormai sovente accade nel nostro sistema normativo, è frutto di una sorta di dimenticanza del Legislatore o se vogliamo, di un vero e proprio vuoto normativo, circostanze queste che, comunque le si valuti, sono tutte destinate a dover’essere necessariamente colmate da una serie innumerevole di interventi attuativi (circolari, regolamenti, direttive etc.) e quando questi latitino o falliscano, direttamente dalla Giurisprudenza.

Assodato e del tutto pacifico che a far data dal 30 giugno 2014 è entrato in vigore l’obbligo del deposito telematico degli atti processuali (c.d. PCT a binario unico), rimane tuttavia il dubbio se esso riguardi o meno anche gli atti cd. non endoprocessuali, ovvero, gli atti introduttivi delle parti.

Del resto, il dubbio è lecito, se si procede dando lettura al testo normativo della disposizione riformatrice in discussione, ovvero, l’art. 16 bis, comma 1, D.L. 179/12, convertito in Legge n. 221/2012.

Secondo il dispositivo in esame, dal termine perentorio già citato, per tutti i procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al Tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite (pertanto i soli “atti endoprocessuali”) ha luogo esclusivamente con modalità telematiche. Allo stesso modo, si procede per il deposito degli atti e dei documenti da parte dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria (Consulenti tecnici, custodi ecc.).

Dalla lettura della normativa ut supra, è evidente non risulti esservi alcuna menzione, circa gli atti introduttivi di ciascuna parte. L’inciso testuale di cui sopra (ovvero “delle parti precedentemente costituite”) ingenera continuamente dubbi interpretativi, giacché non è chiaro se gli atti con cui le parti si costituiscono (citazione, comparsa di risposta), ancorché esclusi espressamente dall’obbligo del deposito telematico, possano ciononostante essere facoltativamente depositati in via telematica.

Dal canto suo, il Ministero di Grazia e Giustizia, con la Circolare del 27 giugno 2014 riguardante gli – “Adempimenti di cancelleria conseguenti all’entrata in vigore degli obblighi di cui agli artt. 16 bis e sgg. d.l. n.179/2012 e del d.l. n. 90/2014”, con l’intento di dipanare la matassa, l’ha in realtà ancor più aggrovigliata, rimandandola alla prassi dei vari Tribunali e decretando che, “l’entrata in vigore delle norme di cui all’art. 16 bis D.L. cit. non innova in alcun modo la disciplina previgente in ordine alla necessità di un provvedimento ministeriale per l’abilitazione alla ricezione degli atti introduttivi e di costituzione in giudizio. Dunque, nei Tribunali già abilitati a ricevere tali atti processuali ai sensi dell’art. 35 DM 44/11, continuerà a costituire facoltà (e non obbligo) delle parti, quella di inviare anche gli atti introduttivi o di costituzione in giudizio mediante deposito telematico. Laddove, invece, tale abilitazione non sussista, essa dovrà essere richiesta”.

Prosegue poi “Nelle ipotesi in cui le parti procedano al deposito telematico dell’atto introduttivo o di costituzione in giudizio in assenza della predetta abilitazione, la valutazione circa la legittimità di tali depositi, involgendo profili prettamente processuali, sarà di esclusiva competenza del giudice. Di conseguenza, non spetta al cancelliere la possibilità di rifiutare il deposito degli atti introduttivi (e/o di costituzione in giudizio) inviati dalle parti, anche presso quelle sedi che non abbiano ottenuto l’abilitazione ex art. 35 D.M. n.44/11”.

Nel mare magnum di cui sopra, i vari Tribunali hanno cominciato ad elaborare antitetiche orientamenti giurisprudenziali, generando ulteriore dubbi in materia. Si pensi alle pronunce contrarie del Tribunale Foggia, (decisione 10.04.2014) o ancora del Tribunale di Padova, con ordinanza 1.9.2014; contrapposte a quella favorevole e più recente del Tribunale di Brescia del 07/10/2014.

D’altra parte, diversamente ragionando, non si comprenderebbe il senso di aver introdotto un procedimento che, almeno nelle intenzioni del Legislatore, ha un chiaro scopo deflattivo, gravando altrimenti sulle Cancellerie la scansione e la digitalizzazione di tutto quanto non depositato in formato elettronico.

In definitiva, non v’è quindi dubbio che il deposito telematico degli atti introduttivi, seppur non obbligatorio, sia comunque facoltativo, ma certamente non vietato e tuttavia, anche qualora non consentito dalla prassi autoctona del Tribunale adito, non potrà essere dichiarato nullo, tantomeno inammissibile, sul presupposto sancito dall’art. 121 c.p.c e ancora più in generale, dal fatto che l’atto in questione abbia comunque raggiunto lo scopo predefinito sulla base di un altro dettato normativo, questa volta racchiuso nell’art. 156 c.p.c. e certamente conseguito nel momento in cui l’atto viene telematicamente acquisto dalla Cancelleria competente.

27 ottobre 2014

Luca Abruzzese – l.abruzzese@lascalaw.com

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