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Rifiuto di indossare la mascherina e legittimità del licenziamento

La vicenda giudiziaria che approfondiremo di seguito trae origine dal mancato utilizzo, da parte di una maestra, della mascherina di protezione durante il servizio scolastico.

In particolare, la lavoratrice, noncurante delle linee di indirizzo per la tutela della salute e sicurezza nelle scuole dell’infanzia adottate dalla Provincia, delle disposizioni organizzative del datore di lavoro e dei ripetuti inviti, anche tramite formale ordine di servizio, a lei rivolti, rifiutava persistentemente di indossare il dispositivo di protezione in oggetto.

A fronte del comportamento dell’insegnante, il datore di lavoro si vedeva costretto a licenziare la dipendente, senza preavviso e per giusta causa.

Impugnato il predetto licenziamento, la maestra sosteneva in giudizio la legittimità del proprio rifiuto in virtù di una serie di argomentazioni.

In primo luogo, la lavoratrice giustificava il mancato utilizzo della mascherina sulla base delle gravi patologie respiratorie di cui soffriva.

In secondo luogo, la dipendente riportava studi medici su asseriti danni alla salute provocati dalla mascherina.

Infine, l’insegnante fondava la sua scelta su studi di natura psicopedagogica, in virtù dei quali l’adozione di dispositivi di sicurezza che celano parte del volto comporterebbe disturbi psicologici su bambini di età compresa tra 1 e 5 anni.

Ebbene, il Giudice investito della controversia non ha condiviso alcuna delle argomentazioni addotte dalla lavoratrice, osservando che:

  • l’obbligo di indossare la mascherina sui luoghi di lavoro deriva, oltre che dalle linee di indirizzo provinciali applicabili al caso di specie, anche dalla normativa emergenziale nazionale, la quale ha peraltro stabilito che le mascherine costituiscono dispositivi di protezione individuale;
  • l’incompatibilità dell’utilizzo della mascherina con le patologie della lavoratrice non emergeva da alcuna certificazione medica depositata in giudizio; al contrario, il medico competente ne aveva consigliato l’uso;
  • il giudizio del medico competente, in merito all’utilizzo della mascherina, non era mai stato oggetto di contestazione da parte della lavoratrice;
  • gli studi medici riportati dalla ricorrente sugli asseriti disturbi alla salute causati dalla mascherina non risultavano dotati di sufficiente attendibilità scientifica;
  • gli studi scientifici di natura psicopedagogica condivisi dalla lavoratrice erano frutto di valutazioni espresse al di fuori di un contesto pandemico, contesto in cui assume un rilievo prioritario la tutela dell’integrità fisica.

Pertanto, il Giudice ha ritenuto che la condotta della ricorrente integrasse una giusta causa di licenziamento.

Alla stregua della pronuncia esaminata, si può concludere che il persistente rifiuto, da parte di un lavoratore, di indossare il dispositivo in oggetto durante l’espletamento delle proprie mansioni costituisce comportamento che, a seconda dei casi, può rendere legittimo il licenziamento senza preavviso per giusta causa.

Consulta l’infografica

Trib. Trento, Sez. Lav., 8 luglio 2021

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

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