Diritto Processuale Civile

Riduzione e semplificazione dei riti civili dopo il D.Lgs. n. 150: in particolare le controversie per il recupero delle competenze di avvocato e il procedimento relativo alle spese di giustizia

Il 6 ottobre 2011 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 150 dell’1 settembre 2011 recante "Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69", pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2011.

Il decreto è composto da 36 articoli e strutturato in 5 capi e riconduce gli attuali riti speciali in materia civile a tre modelli unitari: il rito del lavoro, il rito sommario di cognizione e il rito ordinario di cognizione.

DISPOSIZIONI GENERALI (artt. da 1 a 5), in questo capo vengono stabilite le regole applicabili in relazione a tutte le controversie disciplinate dal Dlgs e contestualmente rinvia alle norme del codice di procedura civile, chiarendo i limiti in cui le stesse possono essere richiamate.

DELLE CONTROVERSIE REGOLATE DAL RITO DEL LAVORO (artt. da 6 a 13); vengono elencate le 8 materie che devono essere decise osservando il rito del lavoro, nonché le particolari norme di deroga. Le materie da trattare secondo il detto rito sono: l'opposizione all'ordinanza di ingiunzione, l'opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada, l'opposizione a sanzione amministrativa in materia di stupefacenti, l'opposizione ai provvedimenti di recupero di aiuti di Stato, le controversie in materia di applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali, le controversie agrarie, l'impugnazione dei provvedimenti in materia di registro dei protesti, le opposizioni in materia di riabilitazione del debitore protestato.

DELLE CONTROVERSIE REGOLATE DAL RITO SOMMARIO DI COGNIZIONE (artt. da 14 a 30); Questi articoli indicano le 17 tipologie di controversie a cui è applicabile (con alcune deroghe) il processo sommario di cognizione previsto dagli articoli da 702-bis a 702-quater del codice di procedura civile.
Le controversie sono le seguenti: liquidazione degli onorari di avvocato, l'opposizione a decreto di pagamento di spese di giustizia, le controversie in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore dei cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea o dei loro familiari, le controversie in materia di allontanamento dei cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea o dei loro familiari, le controversie in materia di espulsione dei cittadini di Stati che non sono membri dell'Unione europea, le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, l'opposizione al diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, l'opposizione alla convalida del trattamento sanitario obbligatorio, le azioni popolari e delle controversie in materia di eleggibilita', decadenza ed incompatibilita' nelle elezioni comunali, provinciali e regionali, le azioni in materia di eleggibilita' e incompatibilita' nelle elezioni per il Parlamento europeo, l'impugnazione delle decisioni della Commissione elettorale circondariale in tema di elettorato attivo, le controversie in materia di riparazione a seguito di illecita diffusione del contenuto di intercettazioni telefoniche, l'impugnazione dei provvedimenti disciplinari a carico dei notai, l'impugnazione delle deliberazioni del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, le controversie in materia di discriminazione, le controversie in materia di opposizione alla stima nelle espropriazioni per pubblica utilita', le controversie in materia di attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri di giurisdizione volontaria e contestazione del riconoscimenti.

LE CONTROVERSIE REGOLATE DAL RITO ORDINARIO (artt. da 31 a 33); tali norme dettano le regole speciali da applicarsi in relazione a quelle residuali materie che non presentano né finalità né caratteristiche peculiari e che vanno trattate secondo il rito ordinario di cognizione.

DELLE DISPOSIZIONI FINALI ED ABROGAZIONE (artt. da 34 a 36); stabiliscono, al fine di coordinare l’intervento del legislatore l'abrogazione o la modifica di leggi speciali riguardanti le materie sopra descritte stabilendo anche una disciplina transitoria.
Vengono raccolte, in un unico testo normativo, le disposizioni che disciplinano i procedimenti giudiziari previsti dalle leggi speciali, dando così luogo ad un testo complementare al codice di procedura civile, in sostanziale prosecuzione del libro IV.

Rimangono in realtà fuori dalla riforma, perché la delega conferita dal Parlamento al Governo non li comprendeva, i seguenti riti speciali:

– Procedure fallimentari (per le quali non è previsto alcun intervento in quanto si dà atto che ci sono state ben due riforme negli ultimi cinque anni);
– Procedimenti in materia di famiglia e minori (per i quali il Governo si riserva di intervenite nell’ambito della istituzione del tribunale della famiglia e delle persone);
– Procedimenti in materia di titoli di credito, diritto del lavoro, codice della proprietà industriale, codice del consumo.

Secondo la scheda illustrativa predisposta dall’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia l’intervento legislativo da attuazione alla terza delega conferita dal Parlamento al Governo con la legge 18 giugno 2009, n. 69, completando la riforma del processo civile, e mirando a ridurre e semplificare i procedimenti civili regolati dalla legislazione speciale, restituire centralità al codice di procedura civile, fornire agli operatori del diritto un unico testo legislativo che razionalizzi e riassuma le regole processuali attualmente sparse in decine di leggi diverse.

Prima dell’entrata in vigore del decreto, infatti, erano trentatré i riti disciplinati in modi differenti ed autonomi da singole leggi speciali, prodotto di una legislazione priva di disegno organico; questo rappresentava un importante fattore di disorganizzazione del lavoro giudiziario, una causa di rilevanti difficoltà interpretative per tutti gli operatori del diritto per l’impiego di una terminologia incoerente, una delle cause della lunga durata dei giudizi civili.
Con la nuova disciplina, invece, sono solo tre i riti previsti dal codice di procedura civile: per questo sono state eliminate le differenze di regolamentazione che non sono giustificate da esigenze effettive, sono stati uniformati i passaggi procedurali per consentire una migliore organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari con  regole più chiare ed espresse con una terminologia uniforme, per ridurre al minimo i dubbi interpretativi.

I presupposti sembrano confermare una chiara inversione di tendenza rispetto al passato con l’intento di far confluire in un unico testo tutte le norme processuali speciali in modo da garantire la coerenza del sistema processuale e ridurre le diseconomie che l’eccessiva frammentazione dei modelli processuali ha fino ad oggi provocato.

Stando a quanto previsto dall’art. 14 del D.Lgs. n. 150/2011, i procedimenti riguardanti onorari, diritti e spese spettanti ad avvocati seguono il rito sommario di cognizione, secondo le regole degli artt. 702 bis e ss. c.p.c.
La norma appena citata prevede infatti che le controversie previste dall’articolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794 (relative appunto ai compensi professionali) e l'opposizione proposta a norma dell'art. 645 del codice di procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di cognizione.

A seguito della entrata in vigore il decreto legislativo in commento, l’avvocato che volesse agire per il recupero delle proprie competenze con il procedimento previsto dagli artt. 28 ss. della citata legge 794/42 dovrà proporre ricorso davanti all’ufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale l’avvocato stesso ha prestato la propria opera.

Sul ricorso decide il tribunale in composizione collegiale. La norma riprende quella di cui all’art. 29 L. 794/42 sulla quale la Corte costituzionale aveva avuto modo di pronunciarsi (Corte cost., 28.1.2005, n. 53) precisando che per tali procedimenti non si sarebbe dovuto applicare il rito camerale ex art. 737 ss. c.p.c., bensì quello di cui all’art. 50 bis c.p.c. Invero, affermava la Corte, il provvedimento emesso a seguito del giudizio ex art. 28 L. 794/42 non è impugnabile, a fronte, invece, della possibilità di reclamo di quello emesso in sede di rito camerale, ai sensi dell’art. 739 c.p.c.

Ciò dovrebbe valere anche con riguardo a quanto previsto nella norma dello schema di decreto legislativo in commento, anche in considerazione della ivi prevista non appellabilità dell’ordinanza che definisce il giudizio.

Come per i procedimenti riguardanti le competenze d’avvocato, anche quelli relativi alle spese di giustizia, stando a quanto previsto dall’art. 15 del D.Lgs. n. 150/2011 seguiranno il rito sommario di cognizione.
L’art. 170 del D.P.R. 115/2002, che appunto regola il procedimento relativo alle controversie sulle spese di giustizia, prevede che esso sia analogo a quello per riguardante i diritti, gli onorari e le spese d’avvocato.

Anche per tale procedimento lo schema del decreto legislativo in commento prevede il rito sommario di cognizione da introdursi con ricorso proposto al capo dell'ufficio giudiziario cui appartiene il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato.

Per i provvedimenti emessi da magistrati dell’ufficio del giudice di pace e del pubblico ministero presso il tribunale è competente il presidente del tribunale. Per i provvedimenti emessi da magistrati dell’ufficio del pubblico ministero presso la corte di appello è competente il presidente della corte di appello.

Nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente; quando ricorrono gravi motivi, il presidente, su istanza di parte, può sospendere l’efficacia esecutiva del decreto con ordinanza non impugnabile.

Il presidente, inoltre, può chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione.

L’ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile.

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com)

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