Notifica all’avvocato…se mi cancelli non vale

Ricorso improcedibile senza la relata di notifica

Il ricorso per Cassazione deve essere dichiarato improcedibile ai sensi dell’art. 369 c.p.c., qualora il ricorrente non alleghi la relata di notifica della sentenza impugnata.

E’ questo l’esito dell’ordinanza n. 18313/17, depositata lo scorso 25 luglio, con la quale la Corte di Cassazione ha confermato un orientamento giurisprudenziale già delineato in passato, secondo cui il ricorso per Cassazione deve essere dichiarato improcedibile, nelle ipotesi in cui il ricorrente abbia allegato la sentenza impugnata, senza produrre la relativa relazione di notifica.

Pertanto, richiamando quanto già concluso dalle Sezioni Unite (16/04/2009 n. 9005), “nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione dev’essere dichiarato improcedibile“.

L’art. 369 c.p.c., comma 2 n. 2), infatti, prevede a pena di improcedibilità che, entro venti giorni dall’ultima notificazione alle parti, il ricorrente debba provvedere al deposito del ricorso, allegando tra l’altro “copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta [… ]”.

Onde tutelare esigenze di carattere pubblicistico – non rimesse alla disponibilità delle parti – l’onere di deposito previsto dalla norma in esame ha il preciso scopo di consentire alla Corte di Cassazione di verificare il rispetto della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con l’osservanza del cosiddetto termine breve.

Il caso di specie, però, non riguarda le ipotesi in cui il ricorrente per cassazione non alleghi che la sentenza impugnata, poiché la Corte di Cassazione in tali casi dovrà ritenere che il ricorrente abbia esercitato il diritto di impugnazione entro il cd. termine lungo e procedere all’accertamento della sua osservanza.

Si tratta, invece, del caso in cui emerga che la sentenza impugnata sia stata notificata ai fini del decorso del cd. termine breve di impugnazione; in tal caso la Corte sarà tenuta a verificare che il ricorrente si sia tempestivamente opposto, entro il cd. termine breve per l’appunto.

Proprio in tali ultime ipotesi, trova applicazione la sanzione di improcedibilità prevista dall’art. 369 c.p.c., che ha il preciso scopo di consentire la verifica della tempestività dell’atto d’impugnazione e la fondatezza dei suoi motivi. Tale sanzione d’improcedibilità colpisce, in ogni caso, l’inosservanza del termine perentorio e non anche il fatto che il ricorso e la decisione impugnata non siano stati depositati contestualmente.

Infatti, ferma restando la verifica della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, resta pur sempre possibile per il ricorrente evitare la declaratoria di improcedibilità anche attraverso la produzione separata di una copia con la relata di notifica avvenuta nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2, applicabile estensivamente, purché sempre entro il termine, di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1.

Le Sezioni Unite, infine, confermano che non assume alcun rilievo – e quindi non sana gli effetti sanzionatori de quo – l’eventuale non contestazione dell’osservanza del termine breve da parte del controricorrente ovvero del deposito da parte sua di una copia con la relata o della presenza di tale copia nel fascicolo d’ufficio, da cui emerga in ipotesi la tempestività dell’impugnazione; è necessario che la sentenza impugnata e la sua relata di notifica siano prodotte dal ricorrente, seppure anche con atti separati.

Cass., Sez. VI – Lavoro, 25 luglio 2017, ordinanza n. 18313

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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