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Il ricorso in Cassazione è “vintage”: si torna all’analogico degli atti

La Corte di Cassazione ha stabilito che, a pena di improcedibilità ex art 369, comma 2, c.p.c., il difensore che propone ricorso per cassazione contro un provvedimento notificatogli con modalità telematiche deve depositare nella cancelleria della Corte di Cassazione copia analogica con attestazione di conformità ai sensi dei commi 1 bis e 1 ter dell’art. 9 della l. 53 del 1994, del messaggio di posta elettronica ricevuto, nonché della relazione di notifica e della decisione impugnata, allegati al messaggio. Non è, invece, necessario il deposito di copia autentica del provvedimento impugnato estratta direttamente dal fascicolo informatico.

L’art. 369 c.p.c. stabilisce che il ricorrente deve allegare al ricorso per cassazione copia autentica della sentenza e della relazione di notifica della sentenza. La mancanza di conformità o della sentenza o della relazione di notifica della sentenza determina l’improcedibilità del ricorso per cassazione.

Quando la sentenza d’appello viene notificata con modalità telematiche l’avvocato che intende proporre ricorso per cassazione, non potendo procedere in Cassazione con la modalità telematica al deposito dell’atto notificatogli a mezzo PEC, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna deve estrarne copia su supporto analogico e deve attestarne la conformità ai sensi dell’art. 23, comma 1, del decreto legislativo del 07.03.2005 n. 82, prima di depositare il tutto in cancelleria, rispettando così i requisiti di cui all’art. 369 c.p.c..

Le copie analogiche devono essere depositate entro venti giorni dalla notifica del ricorso a pena di improcedibilità. Solo con l’attestazione di conformità della PEC di notifica ricevuta e della documentazione allegata potrà essere possibile stabilire il rispetto dei termini di legge.

Dirimendo il contrasto giurisprudenziale interno alla sezione sesta della Corte di Cassazione, la presente ordinanza chiarisce che il ricorrente non deve attestare la conformità del provvedimento impugnato estraendone copia direttamente dal fascicolo telematico, poiché questo comporterebbe una doppia attestazione di conformità, ma deve solo attestare la conformità della PEC di notifica ricevuta.

Tanto premesso la Corte di Cassazione con la presente ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso per Cassazione poiché la sentenza impugnata e la relata di notifica prodotte erano prive dell’attestazione di conformità ai documenti da cui sono state tratte sottoscritta dal difensore. Inoltre il ricorso era stato presentato oltre il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della sentenza ed era indispensabile provare che la notifica del ricorso fosse avvenuta entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento impugnato.

Cass., Sez. VI, 22 dicembre 2017, ordinanza n. 30765

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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