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Ricorso ABF: la valutazione della banca sul merito creditizio è insindacabile

Il Collegio di Napoli ha ribadito il granitico orientamento dell’ABF, secondo cui la valutazione del merito creditizio è esclusiva prerogativa dell’intermediario, come tale insindacabile in sede di ricorso all’Arbitro.

La controversia ha avuto origine dalla richiesta della Società ricorrente di un finanziamento ai sensi dell’art. 13, comma 1, lett. m) del D.L. n. 23/2020 (cd. “Decreto Liquidità”), richiesta che è stata respinta dall’intermediario sulla considerazione che, in capo alla richiedente, vi erano “segnalazioni di eventi in conservatoria” e altresì risultavano ulteriori elementi di criticità, elementi tutti preesistenti al verificarsi dell’emergenza sanitaria.

La ricorrente si è così rivolta all’ABF, affinché questi condannasse l’intermediario ad erogare il finanziamento richiesto, sottolineando come la normativa emergenziale preveda che lo stesso sia concesso “senza valutazione” del merito creditizio.

L’intermediario ha eccepito, preliminarmente, l’inammissibilità del ricorso, poiché volto ad ottenere la condanna della Banca ad un facere infungibile, precisando l’impossibilità per l’ABF di emettere pronunce di tipo costitutivo. Nel merito, ha evidenziato l’infondatezza del ricorso, in quanto la normativa invocata da controparte non escluderebbe l’onere della Banca di verificare il merito creditizio e/o l’assenza di elementi pregiudizievoli.

Alla luce di queste considerazioni, il Collegio di Napoli ha innanzitutto chiarito la portata dell’invocato art. 13 del Decreto Liquidita, ai sensi del quale «l’intervento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese è concesso automaticamente, gratuitamente e senza valutazione e il soggetto finanziatore eroga il finanziamento coperto dalla garanzia del Fondo, subordinatamente alla verifica formale del possesso dei requisiti, senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del gestore del Fondo medesimo».

Ha dunque sottolineato come la disposizione in commento sia chiara nel riferire l’esonero dalla valutazione del merito creditizio solo al Fondo Centrale di Garanzia, mentre non vi sono elementi da cui possa ricavarsi l’esistenza di un obbligo per l’intermediario di fare credito.

Ha poi specificato che la discrezionalità tecnica di cui gli intermediari dispongono deve essere esercitata «all’interno del perimetro segnato dai limiti di correttezza, buona fede e specifico grado di professionalità che l’ordinamento loro richiede» e che, pertanto, solo relativamente a tali profili è sindacabile la condotta degli intermediari nello svolgimento di tale attività.

L’orientamento sopra richiamato, tra l’atro, è conforme anche alla più recente giurisprudenza di merito, la quale, sempre con specifico riferimento ai finanziamenti erogabili ai sensi del D.L. n. 23/2020, ha affermato che la disciplina dettata da detto decreto «si limita a delineare alcuni passaggi del procedimento di erogazione del credito ed a prevedere il rilascio della garanzia pubblica in modo da agevolare l’accesso al finanziamento, ma non intende affatto stabilire che la banca sia obbligata a concludere contratti ed a concedere i finanziamenti delineati dalla norma», con la conseguenza che, nella fase di erogazione del credito, il finanziatore non è esonerato dal compiere un’analisi del merito creditizio dei richiedenti o, quantomeno, dal formulare una prognosi favorevole circa l’effettivo rimborso del prestito (in questo senso v. Tribunale di Monza, ordinanza del 4.03.2021).

ABF Napoli, decisione n. 4207 del 18 febbraio 2021

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

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