Crisi e procedure concorsuali

Ricorsi in opposizione allo stato passivo più leggeri

Non è necessario allegare all’opposizione allo stato passivo i documenti già prodotti in sede di verifica dei crediti, essendo sufficiente la sola loro elencazione.

La Corte di Cassazione fornisce una nuova interpretazione dell’art. 99 co. 2 n. 4 L.F. Tale norma nell’indicare il contenuto dell’opposizione allo stato passivo prevede che il ricorrente debba, a pena di decadenza, provvedere alla “indicazione specifica dei mezzi di prova (…) e dei documenti prodotti”.

Secondo la Corte, l’intenzione del legislatore, nel formulare tale disciplina, sarebbe quella di evidenziare la necessità per il ricorrente di elencare, nell’atto introduttivo, i documenti già versati agli atti del processo. Infatti, l’effetto preclusivo sancito dalla norma, secondo la nuova interpretazione, farebbe riferimento, all’impossibilità per il creditore di avvalersi, dopo il deposito del ricorso, di documenti nuovi, differenti sia da quelli utilizzati in sede di verifica sia da quelli prodotti per la prima volta al momento dell’opposizione,  escludendo la necessità di ridepositare il materiale precostituito e già prodotto.

Spetterà poi al Giudice dell’impugnazione procedere all’acquisizione del materiale probatorio specificamente indicato, seppur non prodotto nuovamente in fase di opposizione, in quanto tali documenti, una volta allegati alla domanda di insinuazione allo stato passivo, rimangono nella sfera di cognizione dell’ufficio giudiziario inteso nel suo complesso.

Al riguardo viene richiamata la ricostruzione operata dalle S.U. con la sentenza n. 14475 del 2015 secondo cui “I principi costituzionali del giusto processo e della sua ragionevole durata implicano, come si è sottolineato nella sentenza 23 dicembre 2005, n. 28498, che le prove acquisite al processo lo siano in via definitiva. Tali prove non devono essere disperse. Ciò vale anche per i documenti: una volta prodotti ed acquisiti ritualmente al processo devono essere conservati alla cognizione del giudice”. Ciò secondo il principio di non dispersione della prova una volta che questa è stata acquisita al processo.

Cass., Sez. I Civ., 26 Ottobre 2017, n. 25513

Giulia Camilli – g.camilli@lascalaw.com

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