Antiriciclaggio

Riciclaggio e frode fiscale

Cass. Penale, 28 novembre 2013, n. 47384 (leggi la sentenza per esteso)

La fattispecie, oggetto della sentenza, attiene ad un sequestro disposto su somme scudate relative a proventi ricavati da illegittimi risparmi di imposta mediante interposizione di società straniere (con il meccanismo della sovrafatturazione).

La definizione del reato di riciclaggio contenuta nel Decreto Legislativo n. 231 del 2007 (di seguito D.Lgs. 231), che si discosta in parte da quella codocistica, si identifica nelle seguenti azioni, qualora commesse intenzionalmente:

a)    conversione o trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni;

b)   occultamento o dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni e dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione tale attività;

c)    acquisto, detenzione o utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività;

d)   partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l’associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l’esecuzione.

Dalla definizione sopra delineata, si rinviene che necessario supposto al verificarsi del reato di riciclaggio, sia la sussistenza di una fattispecie criminosa prodromica dalla quale siano scaturiti i proventi e/o i profitti oggetto del riciclaggio.

Pertanto, ai fini della individuazione della fattispecie criminosa dalla quale consegue il reato di riciclaggio, occorre avere riguardo al momento del perfezionamento della stessa.

Ciò è quanto sembra confermato dalla Suprema Corte che con la sentenza in parola, ha ritenuto illegittimo il disposto sequestro delle somme scudate in mancanza di prove sul fatto che le stesse rappresentassero effettivamente il profitto di truffa. “Ciò determina, di riflesso, la non  configurazione del reato di riciclaggio del profitto in questione.

Più precisamente la fattispecie in questione si riferisce ad una ipotesi di reato fiscale quale presupposto del riciclaggio dei proventi conseguiti.

Ebbene, perché possa ritenersi configurato il reato di riciclaggio di somme profitto di frode fiscale (supposto di riciclaggio) occorre aver prova che il riciclaggio, ovvero la sostituzione e/o il trasferimento di denaro, abbia avuto ad oggetto effettivamente denaro proveniente da quella specie particolare di obblighi fiscali penalmente sanzionati[1].

Ciò sembra desumersi – indirettamente – anche dall’art. 41 del D.Lgs. 231 il quale sancisce in capo ai destinatari l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta quando “sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”. Dunque, in considerazione della definizione di riciclaggio su esposta, il sospetto – quale input di segnalazione – va riferito prima ancora che alla realizzazione di operazioni di riciclaggio, alla sussistenza della fattispecie criminosa antecedente e, in quanto tale, suscettibile di configurare il presupposto del reato di riciclaggio. Occorre invero avere idonei elementi al fine di dimostrare l’avvenuto utilizzo dei profitti effettivamente ricavati da quello specifica fattispecie criminosa.

A tal fine, occorre inevitabilmente avere a riguardo il momento di perfezionamento della fattispecie criminosa che inevitabilmente dovrà essere temporalmente antecedente alla commissione del reato di riciclaggio.

Ordunque, la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro delle somme scudate non potendo ritenerne provata la provenienza dalla truffa. Ciò in quanto il momento di perfezionamento del reato di frode fiscale (quale presupposto di riciclaggio) coincide con l’invio della dichiarazione dei redditi[2] che, logicamente rappresenta un momento successivo a quello del trasferimento all’estero delle somme poi scudate.

21 febbraio 2014

(Ornella Carleo – o.carleo@lascalaw.com)


[1] Il Decreto legislativo n. 74 del 10 marzo 2000, così come modificato dal D.L. n. 138/2011 convertito nella legge n. 148/2011 contiene l’elenco dei delitti tributari penalmente rilevanti e in quanto tali suscettibili di costituire reato presupposto del riciclaggio.

[2] Decreto legislativo n. 74 del 10 marzo 2000.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Arriva in Gazzetta Ufficiale la Direttiva (UE) sul whistleblowing

Facendo seguito alla precedente comunicazione del 16 aprile 2020 (già commentata in un altro artico...

Antiriciclaggio

Il Manuale Utente delle comunicazioni oggettive

Nella newsletter n. 2 del 2021, l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (“UIF”) af...

Antiriciclaggio

La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Con lo studio n. 2BIS-2020/B (di seguito, lo “Studio”), pubblicato lo scorso 18 novembre, il Con...

Antiriciclaggio

X