Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Riciclaggio e autoriciclaggio: non è necessario l’accertamento giudiziale del delitto presupposto

Perché possa affermarsi la penale responsabilità per il delitto di cui all’art. 648 ter.1 c.p. non è necessario che venga giudizialmente accertato il reato presupposto in quanto il giudice ne può anche affermare l’esistenza sulla scorta di prove logiche.

La Corte d’Appello territoriale confermava la sentenza emessa dal Giudice di prime cure che aveva condannato gli imputati, in concorso tra loro, per il delitto di riciclaggio. Secondo la ricostruzione dei fatti concordemente accolta dalle due sentenze di condanna, i coimputati avevano riciclato una considerevole somma di denaro ammontante a diverse decine di migliaia di euro proveniente da attività delittuose pagando in contanti, con banconote da euro 500, vari macchinari industriali, così ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme.

Tutti gli imputati ricorrevano al Supremo Collegio lamentando violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta responsabilità per il delitto in questione.

La Corte di Cassazione riteneva i ricorsi inammissibili perché generici e aspecifici. I motivi di gravame, infatti, si limitavano a ricalcare pedissequamente gli argomenti prospettati nell’atto d’appello, ai quali la Corte territoriale aveva dato adeguate e argomentate risposte, esaustive in fatto e corrette in diritto, evidenziando plurimi profili dirimenti.

Quanto al delitto di riciclaggio, la provenienza da delitto delle somme impiegate per l’acquisto dei macchinari veniva adeguatamente affermata in base alla assenza di lecite fonti di reddito per ciascuno dei coimputati, dalla sconfessione giudiziale delle possibili spiegazioni alternative offerte dagli imputati e dalla presenza di plurime condanne per reati contro il patrimonio commessi fino all’anno precedente all’acquisto; quanto alla finalità di occultamento, del tutto adeguata risulta, parimenti, la valorizzazione delle modalità del pagamento in contanti, con banconote di grosso taglio, nonostante la rilevanza dell’importo.

Per quel che concerne, infatti, la mancata esatta individuazione del delitto presupposto, la giurisprudenza della Suprema Corte, consolidata e condivisa, sostiene che “l’affermazione della responsabilità per il delitto di ricettazione, di riciclaggio e di autoriciclaggio non richiede l’accertamento giudiziale della commissione del delitto presupposto, né dei suoi autori, né dell’esatta tipologia del reato, potendo il giudice affermarne l’esistenza attraverso prove logiche, come avvenuto nel caso in esame. Non è, dunque, necessario che la sussistenza del delitto presupposto sia stata accertata da una sentenza di condanna passata in giudicato; basta che il fatto costitutivo di tale delitto non sia stato giudizialmente escluso, nella sua materialità, in modo definitivo, e che il giudice procedente (per la ricettazione, per il riciclaggio, per l’autoriciclaggio) abbia potuto riconoscere, per quanto interessa il giudizio attuale, la sussistenza del delitto stesso”.

Per suffragare la responsabilità penale del delitto de quo è, pertanto, sufficiente che venga raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità oggetto delle operazioni compiute ed il loro reimpiego nel circuito produttivo.

Cass., Sez. II, 3 dicembre 2020, n. 4045 

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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