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Ricerca telematica dei beni da pignorare: al bando le incertezze

La questione che oggi si sottopone all’attenzione dei lettori, relativa alla ricerca telematica dei beni da pignorare da parte del creditore, è già stata trattata in diversi contributi editoriali di Iusletter, ma viene oggi riproposta a seguito della recentissima pronuncia emessa il 13 febbraio 2017 dal Tribunale di Pistoia.

L’istituto, disciplinato dal combinato disposto degli articoli 492 bis c.p.c., 155 quater  e 155 quinques disp. att. c.p.c. ed introdotto, con D.L. n. 132/2014 convertito in L. n. 83/2014, allo scopo di evitare inutili ed infruttuosi pignoramenti, è stato oggetto di numerosi problemi applicativi che la giurisprudenza pare ormai aver risolto con una soluzione uniforme.

Il Tribunale di Pistoia infatti, confermando l’orientamento da tempo maggioritario e più rispondente alla risoluzione delle difficoltà di carattere tecnico-giuridico esistenti, ha autorizzato il creditore all’accesso diretto alle banche dati allo scopo di ricercare i beni del debitore da sottoporre a pignoramento.

La pronuncia in commento è il risultato dell’esame, eseguito dal Giudice di merito, delle disposizioni normative coinvolte, anche alla luce delle modifiche legislative intervenute.

L’art. 155 quater disp. att. c.p.c. nella sua originaria formulazione subordinava l’accesso alle banche dati all’emanazione di decreti attuativi da parte del Ministero della Giustizia che avrebbero dovuto definire i casi, i limiti e le modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche atti. La mancata emanazione di tali decreti ministeriali aveva portato ad un ampio dibattito giurisprudenziale, dividendo i Tribunali italiani tra favorevoli e contrari al ricorso alle modalità di accesso telematico alle banche dati ex art. 492 bis c.p.c. (si rimanda ai contributi di Iusletter del 6 marzo 2015, del 26 giugno 2015, del 27 settembre 2016 e del 15 gennaio 2016).

Nella sua attuale formulazione l’art. 155 quater disp. att. c.p.c., a seguito delle modifiche intervenute in sede di conversione del D.L. n. 83/2013 in L. 132/2015, eliminando ogni riferimento all’emanazione di decreti ministeriali, prevede che sino a quando non siano definiti dall’Agenzia per l’Italia digitale gli standard di comunicazione e le regole tecniche e, in ogni caso, fin quando l’amministrazione che gestisce le banche dati non dispone di sistemi informatici per la cooperazione applicativa, l’accesso sarà consentito previa stipulazione di una convenzione finalizzata alla fruibilità informatica dei dati e la pubblicazione sul portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia dell’elenco delle banche dati accessibili da parte degli Ufficiali Giudiziari.

In sede di conversione del D.L. n. 83/2015 in L. n. 132/2015, non soltanto veniva modificato art. 155 quater ma anche l’art. 155 quinques c.p.c. che, nell’attuale formulazione, autorizza il creditore all’accesso diretto alle banche dati, qualora le strutture tecnologiche necessarie a consentire l’accesso da parte dell’Ufficiale Giudiziario alle banche dati di cui all’art. 492 bis c.p.c. e a quelle individuate con il decreto di cui all’articolo 155 quater c.p.c. siano insufficienti.

Il Tribunale di Pistoia ha così ribadito la facoltà dei creditori di accesso diretto alle banche dati, fino alla pubblicazione sui portali dei servizi telematici, evitando a questi ultimi di finire in balia di una procedura giuridica e tecnica macchinosa che esula dalla propria sfera di controllo e che potrebbe danneggiarli.

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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