Riassunzione: l’importanza del “dies a quo” per il computo dei termini!

Riassunzione, l’importanza del “dies a quo” per il computo dei termini!

Il termine perentorio per la riassunzione del processo decorre dalla data dell’ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo, anche quando detto provvedimento è illegittimo o invalido. Questo è il principio giurisprudenziale confermato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza in commento.

La Corte di Cassazione dà continuità all’orientamento giurisprudenziale che afferma che il termine perentorio di un anno per la riassunzione della causa ai sensi dell’art 307 c.p.c., comma 1, a seguito della cancellazione della causa dal ruolo (termine ridotto a tre mesi dalla L. 18 giugno 2009 n. 69 – qui non applicabile-) decorre dalla data della predetta ordinanza. Il termine non cambia anche quando l’ordinanza è nulla per mancata comunicazione dell’udienza ex art 181 c.p.c.

La Corte precisa che con la riassunzione il potere di iniziativa della parte processuale serve a dare nuovo impulso ad un processo quiescente e non per dare impulso a nuovi gradi di giudizio e per questo motivo non è previsto che l’ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo debba essere comunicata alle parti. E’, pertanto, onere della parte costituita in giudizio vigilare e attivarsi per ottenere dalla cancelleria notizie sulle vicende processuali che la riguardano. Il provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo, anche quando è illegittimo, rappresenta il “dies a quo” per calcolare il termine perentorio per la riassunzione del procedimento. In caso di riassunzione tardiva il giudice deve dichiarare l’estinzione del procedimento non potendo pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento di cancellazione.

Nel caso in esame, la Corte d’Appello di Napoli si pronunciava sull’opposizione ai sensi dell’art 281 sexies c.p.c. dichiarando estinto il giudizio. La Corte d’Appello, verificato che la riassunzione era stata depositata dopo più di un anno dal provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo, ha ritenuto irrilevanti le doglianze degli istanti in merito all’asserita nullità del provvedimento per mancata comunicazione delle date delle udienze di rinvio ai sensi dell’art 309 c.p.c. da parte della cancelleria. Avverso questa sentenza veniva proposto ricorso in Cassazione.

La Corte di Cassazione, confermando i sopra citati principi, ha confermato che per la riassunzione il termine perentorio di un anno va calcolato dal provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo, “dies a quo” e che nel caso di specie la riassunzione è da considerarsi tardiva perché presentata oltre l’anno. Il giudicante non poteva che dichiarare l’estinzione del processo non potendosi esprimere sulla legittimità del provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo anche se veniva lamentata la nullità dello stesso.

Il ricorso è stato rigettato e i ricorrenti sono stati condannati alle spese.

Cass., Sez. I Civ., 24 settembre 2019, ordinanza n. 23720

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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