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Revocazione delle sentenze della Cassazione: il termine semestrale non è per tutti!

Il termine semestrale per la proposizione del ricorso per revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione si applica ai soli provvedimenti pubblicati dopo il 30 ottobre 2016, data dell’entrata in vigore del Decreto Legge 31 agosto 2016, n. 168 convertito dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197, in difetto di specifica disposizione transitoria e in applicazione della regola generale di cui all’art. 11 disp. prel. c.c.

Questo il principio statuito dalla pronuncia in esame trae origine dalla seguente vicenda giudiziale.

In primo grado l’attore adiva al Tribunale di Firenze al fine di ottenere una sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. che disponesse in suo favore il trasferimento della proprietà di due appartamenti oggetto di un contratto preliminare di compravendita. Il convenuto eccepiva di non aver ricevuto il prezzo degli immobili e si opponeva alla richiesta. Il Tribunale emetteva sentenza in primo grado favorevole all’attore. La sentenza veniva confermata in appello. Avverso la sentenza di secondo grado veniva proposto ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione dichiarava l’improcedibilità per mancato deposito della copia autentica della sentenza di secondo grado.

La pronuncia della Corte di Cassazione veniva impugnata per revocazione dall’erede del soccombente, che nelle more del primo giudizio di cassazione era deceduto. L’erede sosteneva che la copia della sentenza di appello, a corredo del ricorso in Cassazione, fosse provvista dell’attestazione di conformità all’originale e della relazione di notificazione, denunciando così l’errore di fatto commesso dalla Corte di Cassazione.

La causa veniva trattata con rito camerale discutendo sull’inammissibilità del ricorso per essere stato proposto oltre il termine semestrale ex art. 391 bis, comma 1, ultimo periodo, c.p.c., così come modificato dal Decreto Legge n. 168 del 2016, convertito con modificazioni dalla legge n. 197 del 2016, applicabile al caso di specie, secondo il relatore, in virtù della disposizione transitoria di cui all’art. 2 del citato Decreto Legge.

La Corte, riscontrando un contrasto giurisprudenziale in ordine all’applicabilità della riduzione a sei mesi del termine per la proposizione del ricorso per revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione ai soli provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore della legge di riforma ovvero a tutti i ricorsi depositati in data successiva all’entrata in vigore della novella, ha rimesso la questione al Presidente.

Il Presidente ha sottoposto la questione alle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione.
Secondo i Giudici di legittimità, considerato che il dies a quo di un termine processuale costituisce un elemento della fattispecie di decadenza per inosservanza di detto termine, deve ritenersi che in mancanza di un’espressa norma transitoria la novella dispone solo per l’avvenire. Pertanto, essendo il termine per proporre l’impugnazione in oggetto legato alla pubblicazione del provvedimento revocando, lo stesso può applicarsi solo all’impugnazione delle sentenze pubblicate successivamente all’entrata in vigore della norma di cui all’art. 391-bis c.p.c.

Le Sezioni Unite Civili hanno così risolto il contrasto giurisprudenziale statuendo il principio di diritto secondo il quale il termine semestrale per la proposizione del ricorso per revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione, così come ridotto, in sede di conversione del Decreto Legge 31 agosto 2016, n. 168, dalla Legge 25 ottobre 2016, n. 197, si applica ai soli provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore della stessa (30 ottobre 2016), in difetto di specifica disposizione transitoria e in applicazione della regola generale di cui all’art. 11 disp. prel. c.c.

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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