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Revocazione della donazione per ingratitudine

Il tradimento si configura come “ingiuria grave”, richiesta dall’art. 801 c.c. quale presupposto tassativo tipico per domandare la revocazione per ingratitudine, solo se ad essa si accompagni a un atteggiamento di disistima nei confronti del donatario, tale da dimostrare un durevole sentimento di avversione delle qualità morali di quest’ultimo, mancando di rispetto alla sua dignità.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla Suprema Corte nella sentenza in commento.

Nel caso in esame, avente ad oggetto la domanda di revoca della donazione di un immobile promossa ai sensi dell’art. 801 c.c. da un marito nei confronti della propria moglie, dopo aver scoperto di una relazione extraconiugale di quest’ultima, la Corte ha avuto occasione di precisare – confermando, sul punto, le decisioni di entrambi i precedenti gradi di giudizio – che “l‘ingiuria grave richiesta dall’art. 801 c.c. quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale la sua natura di offesa all’onore ed al decoro della persona, si caratterizza per la manifestazione esteriore del comportamento del donatario, che deve dimostrare un durevole sentimento di disistima delle qualità morali del donante e mancare rispetto alla dignità del donante (Cassazione civile, sez. 2, 24/06/2008, n. 17188; Cassazione civile, sez. 2, 31/10/2016, n. 22013) L’ingiuria deve, pertanto, essere espressione di radicata e profonda avversione o di perversa animosità verso il donante”.

In questi termini, il comportamento del donante va valutato non tanto sotto il profilo oggettivo, ma soprattutto nella sua potenzialità offensiva del patrimonio morale del donante; pertanto, se esso risulta idoneo a ledere la sfera morale di quest’ultimo in maniera tale da risultare contrario a quel senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbe improntare l’atteggiamento del donatario, la domanda di revoca della donazione risulta correttamente sostenuta. Diversamente, la fattispecie concreta non risulta sussumibile sotto quella tipica prevista dall’art. 801 c.c..

Sulla base di tali argomenti, la Cassazione ha ritenuto che la Corte d’appello avesse fatto corretta applicazione di tale principio, accertando che la relazione extraconiugale della moglie, riscontrata peraltro con contorni vaghi ed imprecisi, non solo era iniziata in un periodo in cui i coniugi erano già separati di fatto, ma aveva avuto una risonanza mediatica – aspetto “denunciato” dal donante quale argomento a sostegno della lesione del proprio onore – solo per via della notorietà del nuovo compagno della moglie, non per conclamata avversione di quest’ultima verso la dignità morale del marito. Tanto bastava ad escludere che l’infedeltà della donataria nascesse da un sentimento di avversione nei confronti del donante, qualificabile nei termini con cui l’”ingiuria grave”, ai sensi dell’art. 801 c.c., deve sussistere quale presupposto tassativo per la domanda di revocazione in esame.

Cass., Sez. II Civ., 10 ottobre 2018, n. 24965

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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