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Revocatoria ordinaria contro gli atti di donazione del fideiussore: onere della prova attenuato

Il Tribunale di Milano ha dichiarato inefficaci nei confronti del creditore due donazioni immobiliari contestuali poste in essere dal fideiussore in favore della sorella e da quest’ultima in favore del figlio, ribadendo quelli che sono i principi cardine affermati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di onere della prova.

Nella specie, similmente al caso della sentenza della Corte di Cassazione citata dallo stesso Tribunale, i convenuti hanno sostenuto di aver compiuto le donazioni per regolare i rapporti ereditari tra parenti.

Il giudice ha ripercorso per punti sintetici la motivazione della decisione di accoglimento della domanda attorea;

  • il credito esiste, poiché portato da decreto ingiuntivo notificato prima dell’atto di disposizione patrimoniale;
  • l’eventus damni non è in discussione e, in ogni caso, è onere del fideiussore dimostrare che l’atto non abbia pregiudicato le ragioni creditorie;
  • la scientia damni deve essere valutata, nell’ipotesi di atti a titolo gratuito posti in essere successivamente al sorgere del credito, esclusivamente in capo al disponente e viene dimostrata tramite presunzioni in ragione dell’anteriorità della notifica del decreto ingiuntivo rispetto all’atto dispositivo.

Sotto il profilo della qualificazione dell’attore come creditore, il Tribunale, pur in presenza di un titolo esecutivo, ha ribadito un principio consolidato, secondo cui “in tema di azione revocatoria ordinaria proposta nei confronti del fideiussore, l’acquisto della qualità del creditore procedente risale al momento della nascita del credito, sicché a tale momento occorre far riferimento per stabilire se l’atto pregiudizievole sia anteriore o successivo al sorgere del credito; pertanto, prestata la fideiussione a garanzia di un credito preesistente, l’atto di donazione successivamente compiuto dal fideiussore è soggetto all’azione revocatoria ordinaria soltanto del requisito soggettivo della scientia damni, cioè della consapevolezza, da parte del medesimo, di arrecare pregiudizio al creditore e – trattandosi di atto non oneroso – senza che risulti neppure la consapevolezza del terzo; d’altra parte, la verifica dell’eventus damni deve essere compiuta con riferimento esclusivamente alla consistenza patrimoniale e alla solvibilità del fideiussore e non a quella del debitore garantito[1].

Partendo cioè dall’insegnamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il titolare del credito non ancora certo ma che abbia una ragionevole concretezza è legittimato ad agire in revocatoria, e pur avendo la Suprema Corte ampliato via via una gamma di fattispecie[2], il Tribunale ha ricordato che è suo compito valutare, nel caso di specie, se il diritto del creditore, anche qualora privo di titolo, debba essere o meno salvaguardato dalle disposizioni patrimoniali compiute dal proprio debitore.

Gli accertamenti del giudice in ordine all’esistenza del credito e la sua anteriorità rispetto all’atto dispositivo a titolo gratuito[3], non rilevano però esclusivamente quanto all’aspetto della tutela e della legittimazione ad agire del creditore, ma hanno anche tutta una serie di conseguenze sull’onere della prova dell’eventus damni e dell’elemento soggettivo.

In tutta evidenza, emerge il favor nei confronti del creditore che riceve, nel contrastare atti di disposizione patrimoniale a titolo gratuito effettuati dal proprio debitore, una maggiore tutela da parte del legislatore ex art. 2901, n. 1, c.c.

La giurisprudenza ha consolidato tale favore nel consentire al creditore di allegare solamente che la disposizione patrimoniale immobiliare sia idonea a pregiudicare le proprie ragioni creditorie in modo significativo – e nel caso di specie, tale danno si desume dalla natura della disposizione stessa, che prevede la doppia alienazione a titolo gratuito di beni immobili – spettando al debitore provare il contrario[4].

Per ciò che attiene al profilo soggettivo, nell’ipotesi di atto dispositivo a titolo gratuito anteriore al sorgere del credito, la legge prevede che la prova dovrà riguardare esclusivamente la condizione psicologica del disponente, rimanendo del tutto estranea quella del terzo.

Il legislatore, così come la giurisprudenza, non fanno altro che applicare il principio di vicinanza della prova e il divieto di interpretare la legge in modo da rendere impossibile o troppo difficile l’esercizio dell’azione in giudizio, riconducibili all’art. 24 Cost., tenendo conto della difficoltà in capo all’attore di provare l’aspetto della volontà del convenuto e della circostanza che, di regola, il creditore non è in grado di conoscere l’esatta consistenza del patrimonio del suo debitore.

Per la stessa ragione, la giurisprudenza legittima l’attore che agisce in revocatoria a ricorrere ampiamente all’uso di presunzioni, che devono in ogni caso essere gravi, precise e concordanti e che sono sottoposte al prudente apprezzamento del giudice, secondo lo schema previsto dall’art. 2729 c.c.

In uno dei casi in cui viene privilegiata effettivamente la salvaguardia delle ragioni del creditore, occorre ricordare, con le parole della illustre dottrina in materia, che le esigenze di tutela del creditore sono rese ad oggi via via sempre più intense “dalle molte patologie del nostro sistema giudiziario che rendono l’effettiva realizzazione del credito sempre più macchinosa, diluita in tempi non sopportabili, sottoposta ad un sistema di tutele processuali a favore del debitore che a volte appaiono francamente eccessive[5].

Trib. Milano, Sez. II, 22 ottobre 2020, n. 6590

Camilla Capaldo – c.capaldo@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Cassazione civile sez. II, 19/10/2006, n.22465.

[2] Cass. 9.4.2009, n. 8680, in Mass. Foro it., 2009, 530: “l’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua esperibilità, la sola esistenza di un debito, e non anche la sua concreta esigibilità; pertanto, prestata fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale connesse ad un’apertura di credito, gli atti dispositivi del fideiussore (nella specie, la costituzione in fondo patrimoniale degli unici beni immobili di sua proprietà) successivi all’apertura di credito ed alla prestazione della fideiussione, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti alla predetta azione, ai sensi dell’art. 2901, n. 1, prima parte, c.c., in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (scientia damni) ed al solo fattore oggettivo dell’avvenuto accreditamento; l’insorgenza del credito va infatti apprezzata con riferimento al momento dell’accreditamento e non a quello, eventualmente successivo, dell’effettivo prelievo da parte del debitore principale della somma messa a disposizione” (In dottrina su tale specifico aspetto: Ragazzini, Revocatoria (ordinaria), in Riv. notariato, 1995, 221.

[3] La donazione è un atto tipicamente a titolo gratuito, ma sono solitamente riconducibili alla categoria anche la costituzione del fondo patrimoniale, la transazione e la controversa figura del trust.

Si consiglia la lettura degli articoli in materia di fideiussione e fondo patrimoniale pubblicati sulla rivista.

[4] Cass. 18.03.2005, n. 5972, in Giust. civ., 2006 I, 950.

[5] pag. 203, Le azioni revocatorie: la disciplina, il processo, di Vincenzo Vitalone, Ugo Patroni Griffi, Riccardo Riedi, collana diretta da G. Arieta e F. De Santis.

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