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Revocatoria degli atti posti in essere in esecuzione di un piano attestato di risanamento

La Cassazione, occupandosi per la prima volta del piano attestato di risanamento ex art. 67, comma 3, lett. d), l.fall. (nella versione applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv. con modif. nella l. n. 134 del 2012), ha sancito la sindacabilità dello stesso da parte del giudice dell’azione revocatoria, chiarendo che quest’ultimo ha il dovere di compiere, con giudizio “ex ante”, una verifica mirata alla manifesta attitudine all’attuazione del piano, del quale l’atto revocando costituisce uno strumento esecutivo.

Si segnala ai Lettori di Iusletter, una recente sentenza della Suprema Corte (Cass. n. 13719 del 5 luglio 2016) emessa nell’ambito di un giudizio di opposizione allo stato passivo avente ad oggetto l’ammissione di un credito assistito da un pegno concesso a garanzia di un finanziamento erogato sulla base di un piano di risanamento regolarmente attestato presentato da una società poi fallita.

Il Tribunale di Roma aveva, in precedenza, accolto l’opposizione allo stato passivo e negato la revocatoria atteso che l’operazione sopra descritta era stata formalizzata, come si è visto, nell’ambito di un piano attestato di risanamento ex art. 67, comma 3, lett. d), Legge Fallimentare.

Avverso tale provvedimento la Curatela ricorreva in Cassazione assumendo che il Tribunale non solo non aveva esercitato un controllo sul rispetto dei doveri da parte dell’attestatore circa la veridicità dei dati aziendali esposti e la ragionevolezza del piano ma non aveva svolto alcuna valutazione con riguardo alla ragionevolezza del piano.

La Corte, dopo aver precisato che l’attestazione sulla veridicità dei dati aziendali è divenuta doverosa per il professionista solo a seguito della riforma del 2012, con conseguente infondatezza del primo motivo del ricorso, ha ritenuto fondato il secondo motivo.

Ciò in quanto il giudice di merito, per ritenere non soggetti alla domanda di revocatoria gli atti esecutivi del piano attestato, avrebbe il dovere di compiere, con giudizio ex ante, una verifica mirata circa l’attitudine del piano di risanamento, del quale l’atto oggetto di revocatoria costituisce uno strumento attuativo, alla realizzazione dei suoi scopi.

Nel caso di specie, invece, era mancata “quella valutazione di macroscopica valutazione” di tale attitudine determinando così il rinvio da parte della Suprema Corte al tribunale romano, in diversa composizione.

Cass., Sez. VI-1, 5 luglio 2016, n.13719 (leggi la sentenza)

Martina Speranzini – m.speranzini@lascalaw.com

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