Crisi e procedure concorsuali

Revocabile il contratto di vendita, laddove il preliminare sia privo di data certa

Cass., 3 agosto 2012, Sez. III, n. 13943

Massima: “L’articolo 2704 c.c. non contiene un’elencazione tassativa dei fatti in base ai quali la data di una scrittura privata non autenticata deve ritenersi certa rispetto ai terzi, e lascia al giudice di merito la valutazione, caso per caso, della sussistenza di un fatto, diverso dalla registrazione, idoneo, secondo l’allegazione della parte, a dimostrare la data certa; fatto che può essere oggetto di prova per testi o per presunzioni. Tuttavia, in mancanza di una delle situazioni tipiche di certezza contemplate dalla prima parte della norma, la giurisprudenza di legittimità richiede, rigorosamente, che si deduca e dimostri un fatto idoneo a stabilire in modo ugualmente certo l’anteriorità della formazione del documento; detta dimostrazione può avvalersi anche di prove per testimoni o presunzioni, ma a condizione che esse evidenzino un fatto munito di tale attitudine, non anche quando tali prove siano rivolte, in via indiziaria e induttiva, a provocare un giudizio di mera verosimiglianza della data apposta sul documento. Ne consegue che, in assenza di data certa del preliminare di vendita, esso non può essere dichiarato atto dovuto ai sensi dell’articolo 2901, terzo comma, c.c. e dunque la relativa compravendita deve essere revocata”. (leggi la sentenza per esteso)

Una Banca proponeva azione revocatoria ordinaria avente ad oggetto la vendita della quota posta in essere da un proprio dipendente verso il quale l’Istituto di credito vantava un credito per appropriazione indebita di somme versate dai correntisti.

Il Tribunale rigettava la domanda di revocatoria, in quanto il contratto di compravendita era stato concluso in esecuzione di un contratto preliminare di vendita sottoscritto tra le parti in epoca anteriore al sorgere della controversia tra la Banca-datrice di lavoro ed il dipendente, mentre la Corte d’Appello di Milano riformava tale sentenza, non ritenendo le circostanze valutate dal Giudice di primo grado idonee a provare che il preliminare di vendita fosse stato redatto esattamente nella data riportata nella scrittura e non, invece, successivamente proprio al fine di sottrarre il bene alla garanzia dei creditori.

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d’appello.

Ad avviso della Corte, infatti, è necessaria una prova rigorosa dell’anteriorità del documento (contratto preliminare di vendita) per escludere la concomitanza temporale tra l’atto dispositivo (contratto definitivo di compravendita) e l’appropriazione indebita contestata dalla Banca al proprio dipendente.

Per dimostrare la data della scrittura privata è possibile avvalersi anche della prova per testi o per presunzioni, purché tali prove evidenzino un fatto idoneo a stabilire in modo certo (alla stregua delle situazioni tipiche di certezza elencate nell’art. 2704 c.c.) l’anteriorità della formazione del documento.

La Suprema Corte, pertanto, dopo aver escluso nella specie la data certa ai sensi dell’art. 2704 c.c. del preliminare di vendita per rendere opponibile tale atto alla Banca ed annoverare così il definitivo tra gli atti dovuti ai sensi dell’art. 2901, terzo comma, c.c. ed aver rilevato la sussistenza di tutti i presupposti di cui all’art. 2901 c.c., ha rigettato il ricorso proposto dal dipendente avverso la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano di accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria promossa dalla Banca.

(Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com)

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