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Revoca per l’amministratore che firma un patto parasociale che compromette la fiducia dell’azienda

Cass., 24 maggio 2012, Sez. I, n. 8221/12

Massima: “E’ revocato per giusta causa l’amministratore che firma un patto parasociale che compromette la fiducia dell’azienda; è una giusta causa che stoppa il risarcimento a favore del manager destituito”. (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza n. 8221/2012 del 24 maggio 2012, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che la revoca disposta ex art. 2383 comma 3 del Codice Civile nei confronti di cinque amministratori (e soci) di una società, debba considerarsi legittima ed  avente i requisiti della cd. “giusta causa”, qualora questi abbiano sottoscritto un patto parasociale volto a compromettere il rapporto fiduciario con la stessa società.

L’oggetto della pronuncia in esame verte sulla sussistenza o meno del diritto al risarcimento del danno a favore dell’amministratore revocato, stante il precetto normativo di cui all’art. 2383 comma 3 del Codice Civile – precedentemente richiamato – che dispone: “Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa”.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha stabilito come gli obblighi giuridici rivenienti dal patto parasociale (in particolare quelli inerenti l’amministrazione della società in conformità a quanto disposto nello stesso patto parasociale), abbiano posto gli amministratori sottoscrittori in un potenziale, quanto immanente, conflitto con la società tale da lederne il necessario rapporto fiduciario con la stessa.

La Suprema Corte si è infatti espressa disponendo che: “l’obbligo assunto dai paciscenti di amministrare la società secondo decisioni “altrui”, pregiudica il necessario rapporto fiduciario tra società e amministratori, così da integrare giusta causa di revoca dei medesimi”.

Si aggiunge, inoltre, che tale decisione si fonda sul principio di esclusività dei compiti in capo agli amministratori dettato dall’art. 2380 bis del Codice Civile secondo cui:“La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale”.

Sulla base di tale menzionato principio, atteso il fatto che alcuni amministratori procedevano a sottoscrivere il patto parasociale estromettendone altri, la Suprema Corte ha ritenuto tale comportamento scorretto e volto a legittimare la revoca per giusta causa dalla loro carica (di amministratori) escludendone di converso il loro diritto al risarcimento ex art. 2383 comma 3 del Codice Civile.

In particolare, la Suprema Corte ha ribadito che a seguito della riforma del diritto societario, il principio di esclusività dei compiti in capo agli amministratori risulta codificato, ma che – anche precedentemente la citata riforma – lo stesso precetto dovesse risultare di chiara evidenza a seguito di copiosa dottrina e giurisprudenza in merito volti ad affermare un’applicazione sistematica di alcune norme del codice civile (artt. 2364; 2392; 2394; 2395) che procedevano a delimitare le competenze dell’organo deliberativo rispetto alla competenza generale (di gestione) del Consiglio di Amministrazione, attribuendone a quest’ultimo la responsabilità piena di tale attività nei confronti sia della società amministrata sia nei confronti dei terzi, a garanzia di un sistema incentrato sula responsabilità limitata dei soci.

(Sergio Chisari – s.chisari@lascalaw.com)

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