Il figlio torna solo per i fine settimana? Revocata assegnazione casa familiare

Revoca della casa familiare, se il figlio torna solo per i fine settimana

La Cassazione afferma che, ai fini dell’assegnazione della casa familiare, è necessario che il figlio trascorra stabilmente il suo tempo nell’abitazione del genitore assegnatario.

Nel caso in esame la Cassazione ha infatti respinto il ricorso di una madre in cui contestava la riduzione del contributo al mantenimento per la figlia maggiorenne, nonché la revoca dell’assegnazione della casa familiare, in considerazione del trasferimento della figlia all’estero.

La Suprema Corte motiva la sua decisione affermando che ai fini dell’assegnazione occorre che il figlio del genitore assegnatario dell’abitazione familiare viva stabilmente in essa, requisito che viene meno se torna a casa solo nei week end. In questo caso non si può parlare infatti di convivenza, ma di mera ospitalità.

Nello specifico la signora ricorreva in Cassazione facendo valere come motivi, da un lato, l’omessa valutazione da parte della Corte d’appello dei documenti volti a dimostrare il carattere meramente temporaneo dell’allontanamento della figlia maggiorenne dalla città di residenza e, dall’altro lato, la contraddittorietà della motivazione avendo il giudice di secondo grado ritenuto sciolto il legame della figlia maggiorenne con la città ove era ubicata la casa familiare, salvo poi in un secondo momento riconoscere la frequenza con cui quest’ultima si recava presso tale abitazione.

La Cassazione, nella sentenza in esame, ha chiarito come il mancato esame di un documento può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui determini l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e quando il documento non esaminato offra la prova di circostanze che avrebbero senza dubbio dato luogo ad una decisione diversa rispetto a quella assunta da parte del giudicante. Nel caso di specie, il ricorso non conteneva l’indicazione della decisività dei documenti, neppure specificamente indicati, che si reputavano non essere stati valutati da parte del giudice di merito.

Conseguentemente, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso precisando che la circostanza per cui la figlia maggiorenne si recava con una certa frequenza presso l’abitazione materna non escludeva la conclusione, di cui al decreto impugnato, secondo cui essa aveva trasferito il centro delle proprie attività ed interessi all’estero. E continua, affermando che il carattere saltuario dell’utilizzo della casa familiare da parte della prole esclude che possa essere considerato come centro dei suoi affetti e che la nozione di convivenza rilevante ai fini dell’assegnazione della casa familiare deve comportare la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di uno dei genitori, con eventuali, sporadici allontanamenti per brevi periodi e con esclusione, quindi della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana, ipotesi nella quale si configura invece il rapporto di mera ospitalità.

Deve pertanto sussistere un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, benché la coabitazione possa non essere quotidiana, essendo tale concetto compatibile con l’assenza del figlio anche per periodi brevi per motivi di studio o di lavoro, purché egli vi faccia ritorno regolarmente appena possibile.

Cass., Sez. VI Civ., 6 maggio 2019, n. 11844

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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