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Revisione delle disposizioni di vigilanza: nuovi obblighi per le banche

Lo scorso 2 luglio 2021 è stato pubblicato il trentacinquesimo aggiornamento alla circolare della Banca d’Italia n. 285 del 17 dicembre 2013, in materia di vigilanza bancaria.

Il presente aggiornamento modifica, in particolare, il Capitolo 1 della Parte Prima, Titolo IV, di detta circolare.

L’aggiornamento consiste in modifiche ad aspetti specifici della disciplina, che riguardano in particolare i compiti e i poteri degli organi sociali, la loro composizione e la gestione dei flussi informativi.

L’intento di tale intervento, così come espressamente riconosciuto anche nell’atto di emanazione, è di rafforzare gli assetti di governo delle banche e di raccordare le attuali disposizioni con l’evoluzione del quadro normativo nazionale ed eurounitario (il riferimento è soprattutto alla direttiva UE n. 878/2019, c.d. CRD V, che ha aggiornato la direttiva UE n. 36/2013, c.d. CRD IV).

Tra le novità previste dalla nuova disciplina, una delle più significative riguarda la definizione di “banche intermedie” e di “banche di minori dimensioni o complessità operativa”. La definizione di tali tipologie di istituti di credito è particolarmente importante perché le disposizioni sulla vigilanza, in generale, si diversificano in parte proprio a seconda della dimensione o della complessità operativa. 

La nuova definizione di banca di minori dimensioni o complessità operativa individua «le banche con un attivo pari o inferiore a 5 miliardi di euro, calcolato come media dei quattro anni immediatamente precedenti corrente l’esercizio finanziario». Allo stesso modo, le banche intermedie sono ora definite come quelle «con un attivo, compreso tra i 5 miliardi di euro ed i 30 miliardi di euro, calcolato come media dei quattro anni immediatamente precedenti l’esercizio finanziario corrente».

Rispetto alla disciplina precedente, viene innalzato il limite dimensionale delle banche di minori dimensioni, che era di 3,5 miliardi di Euro. Varia, poi, anche il criterio di calcolo, atteso che da adesso, a differenza della disciplina previgente, l’attivo deve essere calcolato come valore medio degli esercizi finanziari dei quattro anni precedenti a quello corrente.

Analogamente alla disciplina precedente, ai fini dell’individuazione della categoria corretta possono supplire altri criteri, idonei a configurare in concreto una maggiore complessità operativa indipendentemente dall’ammontare dell’attivo (per esempio, l’appartenenza a un gruppo bancario o a un network operativo potrebbe configurare una limitata complessità, così come una banca con strategie orientate alla gestione del risparmio potrebbe comportare una maggiore complessità).

Altra rilevante novità è contenuta nella sezione relativa ai compiti e ai poteri degli organi sociali.

In particolare, con il nuovo aggiornamento si stabilisce che nella definizione delle strategie aziendali l’organo con funzione di supervisione strategica (ossia l’organo che svolge le funzioni di indirizzo e/o di supervisione della gestione sociale) è chiamato a considerare «i seguenti profili: i) il monitoraggio e la gestione dei crediti deteriorati ii) l’approvazione delle politiche per la gestione degli stessi; l’eventuale adozione di modelli imprenditoriali, applicazioni, processi o prodotti nuovi, anche con modalità di partnership o esternalizzazione, connessi all’offerta di servizi finanziari ad alta intensità tecnologica (Fintech); iii) i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo in considerazione, tra l’altro, dell’attività svolta, della clientela e delle aree geografiche di riferimento; iv) gli obiettivi di finanza sostenibile e, in particolare, l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nei processi relativi alle decisioni aziendali; v) i rischi, in particolare legali e reputazionali, derivanti dalle attività connesse o strumentali eventualmente esercitate; vi) la definizione e corretta attuazione delle politiche di funding, anche con riferimento alla tipologia di risparmiatori/investitori interessati» (par. 2.2, lett. f).

Nella stessa linea, l’organo con funzione di supervisione strategica deve stabilire altresì regole di condotta per il personale della banca, garantendone l’attuazione e il rispetto, anche attraverso l’adozione di un codice etico o strumenti analoghi (par. 2.2, lett. g).

Un’altra rilevante novità riguarda la composizione degli organi collegiali. Finora la circolare si limitava a richiedere che gli organi venissero composti assicurando un adeguato grado di diversificazione in termini, tra l’altro, di competenze, esperienze, età, genere e proiezione internazionale. A seguito dell’aggiornamento in discorso, le banche devono dotarsi di un vero e proprio regolamento interno che individua le misure per raggiungere questo obiettivo.

Particolare attenzione viene riposta alla diversità di genere. Secondo la nuova lett. b del par. 2.1 della sez. IV, infatti, «negli organi con funzione di supervisione strategica e di controllo, il numero dei componenti del genere meno rappresentato è pari almeno al 33% dei componenti». Per il modello dualistico questa regola vale anche per il consiglio di gestione; nel modello monistico, invece, la quota si applica al consiglio di amministrazione nel suo complesso, includendo tra i componenti dell’organo anche i componenti del comitato per il controllo sulla gestione. Il rispetto di tale previsione deve essere garantito già all’interno dello statuto, anche attraverso la disciplina delle modalità di sostituzione dei componenti degli organi, le modalità di formazione delle liste, etc..

La successiva lett. c individua, poi, quali “buone prassi”, il fatto di assicurare la diversità di genere anche all’interno dei comitati endo-consiliari, compreso il comitato per il controllo sulla gestione nel modello monistico. Allo stesso modo, si prescrive che le principali cariche della banca (presidente dell’organo con funzione di controllo, amministratore delegato, direttore generale) dovrebbero essere ricoperte da persone di genere diverso.

Sempre in merito alla composizione degli organi sociali, il nuovo aggiornamento estende in parte l’obbligo, finora previsto solo per le banche di maggiori dimensioni, di formalizzare piani per assicurare l’ordinata successione nelle posizioni di vertice. Da adesso è stabilito, infatti, che «per le altre banche, è buona prassi che sia individuato in anticipo almeno il profilo ideale da ricercare per i candidati a ricoprire le posizioni di vertice» (lett. f).

Ancora sulla composizione degli organi sociali, è stato da adesso introdotto il divieto di cumulare nella stessa persona il ruolo di presidente del comitato rischi e quello di presidente dell’organo con funzione di supervisione strategica o di altri comitati (par. 2.3.3).

Un altro ambito in cui si segnalano rilevanti novità riguarda la sez. V, in particolare sui flussi informativi. A questo proposito, il par. 1.1 individua l’obbligo per tutte le banche di trasmettere agli azionisti, in forma chiara e in modo facilmente accessibile, le informazioni riguardanti l’esercizio dei diritti sociali e, in particolare, le modalità e ogni altro elemento necessario per esercitare il diritto di voto in assemblea con congruo anticipo e gli esiti dell’assemblea.

Le banche di maggiori dimensioni (per le altre con rilevanti interessi di minoranza ciò rappresenta solo una “buona prassi”) devono poi dotarsi di un regolamento interno per la gestione del dialogo tra gli amministratori e gli azionisti, che definisca tra l’altro i soggetti deputati a gestire il dialogo, le questioni rilevanti su cui dialogare con gli azionisti e i presidi per assicurare il rispetto della confidenzialità.

Con apposito regolamento, le banche devono poi disciplinare le modalità attraverso cui favorire il confronto tra gli amministratori indipendenti (par. 1.2, lett. e).

Esposte le principali novità introdotte dall’aggiornamento in discorso, si può facilmente comprendere come si tratti di previsioni, quasi tutte, di non immediata attuabilità. Consapevole di ciò, il regolatore ha accordato per le banche un termine di sei mesi dall’entrata in vigore per adeguarsi alle modifiche descritte. Nel caso delle regole per la composizione degli organi sociali, le novità trovano attuazione al primo rinnovo integrale dell’organo, effettuato dopo il 1° gennaio 2022 e comunque, in linea di principio, non oltre il 30 giugno 2024.

Simone Mascelloni – s.mascelloni@lascalaw.com

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