Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende: quali responsabilità per la procedura?

In difetto di deroga ex art. 104-bis Legge Fallimentare, in caso di affitto di azienda stipulato dal curatore, la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, il Tribunale aveva respinto l’opposizione allo stato passivo proposta da una società in conseguenza del diniego di ammissione al passivo fallimentare del proprio credito, maturato quale corrispettivo dell’esecuzione, in veste di appaltatrice, di un contratto di appalto di servizi stipulato con una società terza, affittuaria dell’azienda della società poi fallita – l’azienda de qua era stata retrocessa alla società fallita all’esito del fallimento ed a seguito di recesso dal contratto da parte del Curatore.

La società opponente proponeva ricorso per Cassazione, adducendo, quale unico motivo, la violazione dell’art. 2560 c.c., comma 2, anche alla luce dell’art. 104 bis, ultimo comma, Legge Fallimentare, censurando la sentenza impugnata per aver escluso l’applicabilità dell’art. 2560 c.c., comma 2 all’ipotesi di retrocessione al concedente dell’azienda in precedenza affittata.

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato.

L’art. 2558 c.c. stabilisce infatti che “se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”. I contratti strumentali all’esercizio dell’azienda transitano quindi automaticamente in capo al cessionario; secondo l’art. 2560 c.c., inoltre, “l’alienante non è liberato dai debiti inerenti l’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito”, con la precisazione dettata dal secondo comma, secondo cui “nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.

Dal combinato disposto delle due norme emerge, quindi, che la successione nei contratti di cui all’art. 2558 c.c. trova applicazione in caso di negozi a prestazioni corrispettive non integralmente eseguiti da entrambe le parti al momento del trasferimento dell’azienda, mentre, ove il terzo contraente abbia già eseguito la propria prestazione, residua un mero debito, la cui sorte è regolata dall’art. 2560 c.c.

Ne discende, secondo consolidato indirizzo giurisprudenziale, che la solidarietà del cessionario per i debiti concernenti l’esercizio dell’azienda ceduta è posta a tutela dei creditori di questa e non dell’alienante; pertanto, essa non determina alcun trasferimento della posizione debitoria sostanziale.

Perseguendo una finalità di tutela dei creditori aziendali, la norma è quindi giudicata inderogabile in conformità ad un accordo fra alienante ed acquirente, mentre si riconosce ammissibile l’esclusione della sua operatività in forza di un accordo fra acquirente e terzi creditori.

In merito, la Suprema Corte ha già avuto modo di osservare come il precetto dettato dall’art. 2558 c.c., in tema di subentro dell’affittuario dell’azienda nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale, trovi applicazione anche con riguardo agli aspetti collegati alla restituzione dell’azienda dall’affittuario al concedente a seguito di cessazione dell’affitto (Cass. 16 giugno 2004, n. 11318).

La Corte ha però precisato che, mentre la successione nei rapporti contrattuali disciplinata dall’art. 2558 c.c. presuppone che il trasferimento dell’azienda sia il prodotto della volontà contrattuale, la successione nei rapporti di credito e di debito relativi alla stessa azienda, disciplinata dall’art. 2560 c.c., costituisce “conseguenza necessaria ed ineliminabile del trasferimento di questa”.

Tale lettura dell’art. 2560 c.c. trova indiretta conferma nell’art. 104 bis, ultimo comma, Legge Fallimentare, il quale stabilisce che la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende non comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione, in deroga a quanto previsto dagli artt. 2112 e 2560 c.c.: il che sottintende, pertanto, che, pur nell’ipotesi di affitto di azienda attuato nell’ambito della procedura concorsuale, in mancanza di detta norma di contenuto derogatorio, si applicherebbe l’art. 2560 c.c., il quale determinerebbe, all’esito della retrocessione dell’azienda affittata, la responsabilità della procedura per i debiti sorti a carico dell’affittuario.

Cass., Sez. I Civile, 9 Ottobre 2017, n. 23581

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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