Responsabilità medica: complicanza prevedibile ma non prevenibile

La sentenza in commento esamina il caso in cui il (presunto) danneggiato post intervento chirurgico conveniva in giudizio la ASL al fine di sentirla condannare al risarcimento dei danni conseguenti alle lesioni da lui subite a seguito dell’intervento eseguito presso la struttura sanitaria convenuta.

L’ago della bilancia della giustizia è il nesso causale tral’operato della struttura sanitaria e le lesioni dedotte da chi lamenta di aver subito i danni.

Il Tribunale di Napoli, in primo grado, rigetta la domanda di risarcimento.

La Corte d’Appello conferma tale decisione ritenendo rispettati i principi generali che governano il tema della responsabilità medica, in particolare quello riguardante l’onere probatorio, non avendo l’attore provato il nesso causale tra la condotta dei sanitari e i danni lamentati posto che “come chiarito dalla CTU, l’infezione post-operatoria non era scrivibile ad una condotta imperita, negligente o imprudente dei sanitari – trattandosi di complicanza prevedibile ma non prevenibile –  i quali gli avevano comunque prescritto una idonea terapia antibiotica, invitandolo altresì ad un controllo post-operatorio per la verifica della ferita chirurgica”.

L’attore decide di ricorrere in Cassazione.

A parere del ricorrente, infatti, la Corte d’Appello non avrebbe adeguatamente considerato la carenza di consenso informato e avrebbe invertito l’onere probatorio ritenendo che spetti al paziente dimostrare di non aver ricevuto idonee informazioni. Inoltre, la presenza di concause, come il diabete, avrebbe dovuto condurre la struttura e i medici a fornire la migliore informazione possibile al paziente, il quale invece avrebbe visto leso il suo diritto all’autodeterminazione proprio per la carenza informativa circa l’intervento e le conseguenze post-operazione.

I motivi sono entrambi inammissibili.

La Cassazione chiosa che la Corte d’appello ha, correttamente, rigettato il gravame per la mancata prova del nesso causale tra la condotta dei sanitari e l’evento di danno lamentato dal ricorrente.

Tale onere probatorio, riguardante la causalità materiale, grava sul creditore e solo in seguito a tale prova grava sul debitore provare l’assenza di colpa, ovvero che l’inadempimento sia derivato da una causa non imputabile al debitore.

La Corte d’appello si è attenuta ai predetti principi: decisive in tal senso devono ritenersi le risultanze della perizia, secondo la quale i danni lamentati dal ricorrente erano etiologicamente riconducibili esclusivamente alla patologia di cui egli era affetto, e cioè il diabete.

Ciò significa, in altre parole, che “i danni lamentati non risultavano compatibili con l’operazione”.

A fronte di ciò, la decisione della Corte d’appello è, per la Cassazione, insindacabile.

Cass., Sez. III, 7 ottobre 2021, n. 27268

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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