Gestione patrimoniale, tra trasparenza dei costi e prova dell’informativa

Responsabilità dell’intermediario e prova del corretto operato

Nell’esame del corretto operato dell’intermediario finanziario, in relazione alle azioni risarcitorie proposte da parte di investitori, non sempre la Suprema Corte è parsa univoca nella valutazione del quadro probatorio, soprattutto di tipo documentale.

Recentemente, però, una pronuncia di legittimità ha avuto modo di tratteggiare i confini applicativi e probatori della documentazione contrattuale sottoscritta dagli investitori, al fine di valutare il corretto operato dell’intermediario finanziario in relazione alla prestazione di servizi di investimento.

Nell’azione proposta da parte degli investitori, con riferimento a presunti illeciti o inadempienze dell’intermediario, veniva posta all’attenzione dell’adita Corte la “violazione degli artt. 21 d.lgs. n. 58 del 1998, 26 e 28 Reg. Consob 11522/98, in quanto la corte del merito non ha ritenuto l’intermediario inadempiente all’obbligo informare il cliente circa le caratteristiche dei prodotti offerti”, nonché “violazione degli artt. 1175, 1176, 2697 c.c., 29 Reg. Consob 11522/98, in quanto la corte del merito non ha rilevato come la cliente non fosse un investitore propenso al rischio, né che il titolo era già speculativo, non valutando adeguatamente le prove offerte”.

La Corte di Legittimità rigetta i motivi di impugnazione, condividendo le conclusioni della Corte territoriale che “ha escluso la violazione degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, rilevando – in punto di fatto – che l’investitrice riferì, mediante la sottoscrizione del c.d. foglio informazioni, la propria pregressa esperienza finanziaria e gli obiettivi di investimento caratterizzati da rivalutabilità, circostanze confermate dagli elementi probatori raccolti nel corso del giudizio, di natura testimoniale e documentale, da cui emerge un profilo finanziario disponibile al rischio”.

In sostanza, quindi, il corretto operato della Banca risiedeva nella dimostrata sussistenza di un profilo soggettivo dell’investitore “adeguato” all’investimento disposto, sottolineando peraltro che il contesto probatorio testimoniale ha “confermato” tale giudizio sul cliente.

Infine, a chiosa conclusiva, è importante focalizzare l’attenzione sull’assunto della Corte che giudica positivamente l’idoneità dell’informativa data dall’intermediario in quanto “all’epoca dell’acquisto, le caratteristiche dei titoli, sebbene a natura speculativa, non consentivano una ragionevole previsione del rischio di default dello Stato emittente; ha concluso, quindi, che la banca ha adempiuto ai propri obblighi di informazione e di comunicazione”.

Cass.,  Sez. VI Civ., 2 novembre 2018, n. 28058 (leggi la sentenza)

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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