Derivati finanziari, tra collegamento funzionale e causa di copertura

Responsabilità del promotore e responsabilità dell’intermediario

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione si è occupata delle responsabilità che derivano dalla prestazione dei servizi di investimento da parte di promotori finanziari, rispetto ad illeciti compiuti da parte degli stessi in danno della clientela.

Nella propria analisi, la Corte ricorda i precedenti in cui è stato affermato che la “responsabilità solidale della società di intermediazione mobiliare per i danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari va esclusa allorquando la condotta del danneggiato presenti connotati di “anomalia”, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, palesata da elementi presuntivi, quali ad esempio il numero o la ripetizione delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, il valore complessivo delle operazioni, l’esperienza acquisita nell’investimento di prodotti finanziari, la conoscenza del complesso iter funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue complessive condizioni culturali e socio-economiche (v. Cass., 31/7/2017, n. 18928; Cass., 4/11/2014, n. 23448; Cass., 13/12/2013, n. 27925; Cass., 24/3/2011, n. 6829)”.

Nel caso passato attraverso i gradi di merito e giunti innanzi alla Suprema Corte, gli investitori chiedono una rilettura delle norme in tema di responsabilità solidale tra promotore finanziario ed intermediari, assumendo che il primo aveva operato per conto degli stessi investitori per più di un decennio, compiendo malversazioni in loro danno. Al centro della valutazione di merito compiuta nei gradi di merito, vi è la verifica di un comportamento anomalo degli investitori che per un lungo arco temporale hanno affidato somme rilevanti di denaro in contanti o direttamente in titoli al promotore finanziario, senza richiedere ricevute o copie del contratto di gestione, copia dei versamenti, ma soprattutto senza che gli stessi avessero mai verificato personalmente presso la sede dell’intermediario depositario la situazione dei conti o delle operazioni effettuate.

Viste le particolari modalità di pagamento e di (falsa) rendicontazione (approssimativa e sempre positiva), la Corte ha valutato come “indiscutibile” che la gestione fosse così particolarmente anomala da trovare la sua giustificazione nei rapporti di stretta parentela tra le parti e che, pertanto, si sono svolte al di fuori della partecipazione e della sfera di controllo della Banca.

Quindi, la Corte, oltre a dichiarare il ricorso inammissibile, ha concluso che “«in assenza di contratti, di formali versamenti di somme all’intermediario, di obbligo di rendicontazione», nessuna «responsabilità può essere attribuita alla Banca, che non aveva alcun rapporto diretto con gli investitori, né alcun elemento per venire a conoscenza della condotta illecita del promotore, il quale, a sua volta, agiva solo formalmente come tale, in realtà approfittando della fiducia e della ingiustificabile superficialità dei congiunti». E ha conseguentemente escluso la ricorrenza nella specie dell’occasionalità necessaria, requisito sufficiente, ma imprescindibile, ai fini della configurabilità della responsabilità in argomento dell’intermediario finanziario”.

Cass. Sez. III Civ., 12 ottobre 2018, n. 25374

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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