Diritto dell'Esecuzione Forzata

Responsabilità del creditore che agisce in forza di titolo giudiziale successivamente revocato

Tribunale di Verona, 27 gennaio 2015 (leggi la sentenza)

La Società debitrice proponeva opposizione avverso l’esecuzione immobiliare promossa ai suoi danni sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo : l’opponente eccepiva infatti che, essendo intervenuta successivamente all’aggiudicazione del bene la revoca del decreto ingiuntivo azionato nell’ambito dell’esecuzione, il creditore procedente era tenuto al risarcimento del danno ex art. 96 comma 2 c.p.c.

Si costituiva il creditore procedente, eccependo l’omessa indicazione dell’elemento soggettivo (dolo/colpa grave) idoneo al riconoscimento di un risarcimento del danno a favore del debitore esecutato: parte convenuta assumeva difatti che non era stata provata la colpa, nemmeno lieve, del convenuto e del danno conseguente alla sua condotta – presupposti essenziali per l’affermazione della propria responsabilità ai sensi dell’art. 96 comma 2 c.p.c. nei confronti della società debitrice.

Il creditore rilevava altresì l’incompetenza del giudice adito, in quanto di regola, l’azione di risarcimento danni ai sensi dell’art. 96 2 comma c.p.c. non può essere fatta valere in un giudizio separato ed autonomo rispetto a quello dal quale la responsabilità aggravata ha origine.

Il Tribunale di primo grado accoglieva l’opposizione de qua condannando  il creditore alla restituzione delle spese sostenute dallasocietà debitrice in sede di procedura esecutiva immobiliare.

Venivano infatti riconosciuti, nella condotta tenuta dal creditore, gli estremi previsti ex art. 96 c.p.c comma 2 nella parte in cui afferma che “ il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stata iniziata o compiuta l’esecuzione forzata su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore o il creditore procedente che ha agito senza la normale prudenza”

Il Tribunale di Verona ha ravvisato nella condotta tenuta dal creditore procedente la sussistenza dell’elemento soggettivo richiesto dalla normativa in esame per l’affermazione di una responsabilità aggravata in capo al medesimo: lo stesso si configurerebbe, secondo il Tribunale,  non già nella mala fede o nella colpa grave, presupposti per l’applicazione sia del primo che del terzo comma dell’art. 96 c.p.c., ma nella mancanza nell’esecutante della “normale prudenza” che la giurisprudenza di legittimità ha individuato in specifico nella “consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti” in capo al creditore (Cass. 14.10.2008 n. 25143; Cass. 19.10.2007 n. 21992; Cass. 13.04.2007 n. 8829, Cass. 5.08.2005 n. 16559).

Il creditore avrebbe agito, pertanto, in via esecutiva, sulla base di un decreto ingiuntivo che – in quanto provvisoriamente esecutivo –  presupponeva una esclusiva mera “valutazione sommaria dei motivi di opposizione”: il creditore secondo il Tribunale di Verona era quindi “conscio del fatto che esso avrebbe potuto essere caducato all’esito del giudizio”, ciò sulla base dell’esame delle difese che le parti avevano svolto e delle risultanze dell’istruttoria.

Il Tribunale di Verona, riconoscendo pertanto appieno nella condotta tenuta dal creditore gli estremi previsti ex art. 96 comma 2 c.p.c., condannava il creditore al risarcimento del danno quantificato nelle sole spese sostenute dallasocietà debitrice in sede di procedura esecutiva immobiliare.

Per quanto attiene la competenza funzionale del Giudice ai fini dell’accertamento della domanda risarcitoria avanzata dal debitore esecutato ex art. 96 comma 2 c.p.c., il Tribunale di Verona, ha avvalorato l’orientamento giurisprudenziale prevalente  secondo cui l’azione di risarcimento danni ai sensi dell’art. 96 2 comma c.p.c. non può di regola essere fatta valere in un giudizio separato ed autonomo rispetto a quello dal quale la responsabilità aggravata ha origine, salvo che ciò sia precluso da ragioni attinenti alla stessa struttura del processo e non dipendenti dalla inerzia di parte (si veda sul punto Cassazione n. 1861/2000).

Nel caso di specie il Giudice adito ha evidenziato  l’impossibilità per il debitore esecutato di avanzare le proprie istanze risarcitorie sia nel corso del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo che nel parallelo procedimento di esecuzione, oramai giunto al termine al momento della pubblicazione della sentenza di revoca del decreto ingiuntivo opposto, dichiarando la competenza dell’Autorità Giudiziaria adita.

31 marzo 2015

Eleonora Sionis – e.sionis@lascalaw.com

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