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Responsabilità dei sindaci e nesso causale: la Cassazione fissa il perimetro

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal sindaco di una società fallita avverso la sentenza con cui la Corte d’Appello di Catania, confermando la precedente statuizione del Tribunale di primo grado, aveva accolto la domanda di accertamento della responsabilità del sindaco stesso, per non aver esercitato il necessario controllo sull’effettiva acquisizione al patrimonio della società e sul successivo utilizzo di una somma, incassata dal liquidatore della società in forza di un precedente accordo transattivo.

Il sindaco istante, con tre motivi di ricorso, denunciava in particolare la violazione e falsa applicazione degli artt. 2407, 1223, 2043 e 2056 c.c., in quanto la Corte di merito, facendo erronea applicazione dei principi in tema di accertamento del nesso causale, avrebbe ritenuto dimostrata la responsabilità del sindaco quale mera conseguenza dell’impossibilità, da parte del Curatore della fallita, di verificare l’acquisizione e l’impiego della somma incassata dal liquidatore a causa della mancata consegna delle scritture contabili della società, benché detto incasso fosse avvenuto in prossimità delle dimissioni del sindaco, mentre il fallimento era sopravvenuto in un momento successivo. Inoltre, la Corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto che la mancata consegna delle scritture contabili fosse da porsi in un rapporto eziologico con l’impossibilità per il Curatore di acquisire in altro modo la documentazione relativa all’impiego delle somme riscosse, trasformando così un inadempimento del Curatore in una responsabilità del sindaco, dimessosi circa tre anni prima.

La Corte, nell’accogliere il ricorso, rilevava che la Corte d’Appello aveva ritenuto il sindaco responsabile per il mero fatto di aver omesso di operare il necessario controllo per assicurare l’effettiva acquisizione da parte della società e la destinazione ai fini liquidatori delle somme oggetto della transazione e che, in tale prospettiva, non aveva in alcun modo considerato le difese svolte dal sindaco, atteso il “carattere dirimente” attribuito alla mancata consegna delle scritture contabili alla Curatela. E ciò benché, nelle proprie difese, il sindaco avesse precisato che le somme in questione erano state ricevute dal liquidatore e versate sul conto corrente intestato alla società, anche se, mancando la documentazione contabile afferente, non era stato possibile ricostruirne l’impiego.

Secondo la Cassazione, tuttavia, una simile motivazione è lacunosa sul versante della ricostruzione del nesso di causalità, oltre che intrinsecamente irrazionale a fronte degli enunciati in fatto, considerato che, benché i doveri di controllo imposti ai sindaci siano certamente contraddistinti da una particolare ampiezza, la fattispecie di cui all’art. 2407 c.c. richiede comunque la prova di tutti gli elementi costitutivi del giudizio di responsabilità, ivi compreso il nesso causale, dovendosi provare, in base a un ragionamento controfattuale ipotetico, che l’attivazione del controllo da parte del sindaco avrebbe ragionevolmente evitato (o limitato) il danno occorso alla società o ai creditori sociali.

In altri termini, secondo la Suprema Corte, il sindaco non risponde in via automatica per ogni fatto dannoso che si sia determinato nel corso del suo incarico, quasi avesse rispetto a questo una posizione generale di garanzia.

Al contrario, egli risponde ove sia possibile provare che, se si fosse attivato utilmente (come suo dovere) in base ai poteri di vigilanza che l’ordinamento gli conferisce e alla diligenza che l’ordinamento pretende, il danno sarebbe stato evitato. Circostanza che, nella fattispecie in commento, non è stata in alcun modo dimostrata dalla Curatela attrice, soprattutto alla luce dei fatti evidenziati dal sindaco ricorrente, ivi compresa l’intervenuta cessazione di quest’ultimo dalla carica sindacale dopo pochi giorni dall’incasso delle somme sul conto corrente della società e senza che, a quella data, fossero emerse anomalie di impiego suscettibili di essere rilevate dal sindaco ancora in carica.

In conclusione, nella fattispecie in esame i Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso proposto, cassando la decisione della Corte d’appello di Catania in relazione ai motivi accolti e rinviando alla stessa, in diversa composizione, per una nuova decisione.

Cass, Sez. I, Ord., 11 dicembre 2020, n. 28537

Eleonora Gallina – e.gallina@lascalaw.com

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